Picasso, una grande mostra a Roma alle Scuderie del Quirinale

Pablo Picasso, Deux Femmes courant sur la plage (La course), Dinard, Estate 1922, Gouache su tavola.
Pablo Picasso, Deux Femmes courant sur la plage (La course), Dinard, Estate 1922, Gouache su tavola.

Dalla bellezza folgorante, danza agitando i suoi capelli mossi dal vento. Lui la guarda, la disegna, prende la fotocamera, aspetta il momento giusto e la cattura per sempre. Poi una scintilla, una piccola luce si accende in lui; prepara i colori ed i pennelli e fa di lei una musa ispiratrice. Nasce Deux Femmes courant sur la plage di Pablo Picasso, che raffigura due donne dalle forme e dai drappeggi che rievocano le Menadi danzanti della Grecia antica.
L’opera è realizzata a Dinard, in Bretagna, nell’estate 1922, durante una vacanza dell’artista con la famiglia. Il quadro pare ispirarsi al corpo in movimento della moglie Olga, famosa ballerina dei Balletti Russi, che pur avendo smesso di esibirsi da tempo, continua a danzare sulla spiaggia della cittadina costiera, come testimoniano gli schizzi e le foto realizzati dal maestro.
Un’opera sorprendente, basata sulla contrapposizione dei grigi, dei blu, dei rosa, dei bianchi, che evidenzia le riflessioni dell’artista sull’arte classica, declinata in chiave moderna, quasi caricaturale con quei corpi grottescamente arrotondati che si muovono nel loro peso leggeri sulla superficie pittorica. Nelle Deux Femmes si riscontra un complesso piano compositivo dove modernismo, colori, corpi sinuosi, richiami greci, prendono vita e forma, anzi ballano sulle punte in riva al mare.

Tutta Roma è piacevolmente invasa dall’opera. Dai manifesti pubblicitari per le strade o sugli autobus, le donne di Picasso girano per la città, accompagnano i romani durante le loro giornate. I curatori hanno voluto, infatti, scegliere quest’opera come immagine guida della grande mostra allestita alle Scuderie del Quirinale dal titolo “Picasso tra Cubismo e Classicismo 1915 -1925”, aperta al pubblico fino al 21 gennaio 2018.

Come i manifesti delle Deux femmes oggi, anche l’artista amava immergersi nelle atmosfere della città capitolina, muoversi per i vicoletti, scoprire le piazze, discorrere con l’amico Jean Cocteau.
«Mi rivedo con Picasso mentre tornavamo di notte dall’albergo Minerva, dove alloggiavano le ballerine russe, al nostro albergo di Piazza del Popolo – scriveva Jean Cocteau – . Preferivamo la Roma al chiaro di luna perché di notte si vede come è fatta una città».
I chiari di luna sono spesso magnetici, seducenti, ancor più quando i bagliori si riflettono nelle acque delle fontane barocche. In quelle sere Picasso s’innamorerà di Olga Chochlova, ballerina della compagnia che stanziava a Roma.
Lei cantava forse una vecchia canzone di Fragson “Si tu veux faire mon bonheur……. Marguerite donne-moi ton coeur” , mentre Picasso ammaliato dalla sua grazia ne rimaneva stregato.
In Arlequin au violon, la maschera rappresentata in perfetto stile cubista, tiene in mano uno spartito con la scritta “Si tu veux”, titolo della canzone francese. L’autore nel realizzare l’opera dipinge lo spartito in modo chiaro, come un messaggio lampante per dichiarare il suo amore, il suo desiderio di accogliere il cuore di Olga. I due si sposeranno nel 1918.

Attraverso opere, fotografie, documenti è possibile ricostruire le giornate dell’artista a Roma e soprattutto mettere in evidenza un periodo particolarmente proficuo per la sua produzione, nell’arco compreso tra il 1915 ed il 1925, oggetto di studio della mostra alle Scuderie del Quirinale.

Il visitatore potrà ammirare un centinaio di capolavori selezionati da Oliver Berggruen con la collaborazione di Annunciata Von Liechtenstein, provenienti da musei e collezioni eccellenti, dal Musée Picasso e dal Centro Pompidou di Parigi alla Tate di Londra, dal MoMa e dal Metropolitan di New York al Museum Bergrruen di Berlino, dalla Fundacio Museo Picasso di Barcellona al Guggenheim di New York.

Dedicata al gran tour dell’artista spagnolo in Italia, la mostra si sofferma su diversi temi e stili cari all’autore. In particolare sul metodo del pastiche, analizzando le modalità con cui viene utilizzato come strumento del modernismo “in un percorso dal realismo all’astrazione tra i più originali e straordinari della storia dell’arte moderna”.
Picasso arrivò nella città eterna, invitato proprio dall’amico Jean Cocteau, per realizzare la scenografia ed i costumi di Parade, opera dello stesso Coteau adattata per la danza dai celebri Ballets Russes di Djagilev.

L’italia sarà per il maestro una tappa determinante, non solo per la sua vita privata, ma soprattutto per l’influenza che eserciterà nella sua ricerca artistica, ben evidenziata dai curatori nella mostra.
Il gusto classicista nelle opere di Picasso non va inteso, come spesso è stato sostenuto, nel senso di “tradimento dell’arte moderna sotto la pressione del nazionalismo”, ma come ulteriore mezzo espressivo capace di aumentare le potenzialità stesse della ricerca modernista, attraverso una sua rappresentazione meno radicale. In altri termini a Roma Picasso pone le basi per sfruttare “gli impulsi primitivisti e modernisti” ispirati dall’arte classica.

Si comprende il valore della mostra romana nello studio di alcuni aspetti peculiari di Picasso. I curatori hanno magistralmente messo in evidenza, partendo dal soggiorno italiano, le sperimentazioni dell’artista, insofferente ad essere collocato nella scia di un unico stile. Le opere esposte prendono in considerazione un periodo che termina nel 1925, durante il quale Picasso è stato un abile sperimentatore, una sorta di “giocoliere di stili”, un arlecchino cangiante, sempre sulla scena, artista ed acrobata, originale e sensibile.
Dalle Scuderie, se ci si “allunga” a Palazzo Barberini, si potrà ammirare il sipario di Parade, esposto sotto gli affreschi di Pietro da Cortona. Una gigantesca tela alta 11 metri e larga 17 capace di togliere il fiato, popolata da maschere, arlecchino, cavalli volanti, scimmiette acrobate. Il meraviglioso contrasto tra l’opera di Picasso ed il soffitto della sala di Palazzo Barberini, permetterà al visitatore di cogliere il dialogo emozionante tra due artisti di epoca diversa, due geni, due grandi protagonisti della storia dell’arte.

Diego Pirozzolo