Le foto di James Nachtwey in mostra a Palazzo Reale di Milano

James Nachtwey, Crollo della torre sud del World Trade Center. New York, USA, 2001 © James Nachtwey
James Nachtwey, Crollo della torre sud del World Trade Center. New York, USA, 2001 © James Nachtwey

Memoria è il titolo della mostra di James Nachtwey che, dall’ 1 dicembre 2017 al 4 marzo 2018, resterà aperta al pubblico a Palazzo Reale di Milano.

L’esposizione è la prima tappa internazionale di un tour nei più importanti musei di tutto il mondo e propone un’imponente riflessione individuale e collettiva sul tema della guerra.

Organizzate in diciassette sezioni, le duecento immagini esposte nelle diverse sale propongono al visitatore un’ampia selezione dei reportage più significativi di James Nachtwey: da El Salvador a Gaza, dall’Indonesia al Giappone, passando per la Romania, la Somalia, il Sudan, il Rwanda, l’Iraq, l’Afghanistan, il Nepal, gli Stati Uniti e molti altri paesi e si conclude con un reportage oltremodo attuale sull’immigrazione in Europa.

«Il contrasto tra la bellezza delle immagini scattate da James Nachtwey e l’orrore dei soggetti delle sue foto stride quasi rumorosamente nella percezione degli spettatori – ha dichiarato l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno –. Ma è proprio in questo modo che la guerra riesce a manifestare a coloro che non la vivono sulla propria pelle i suoi effetti perversi e suicidi, quale che sia la posizione di chi la osserva. Per questo il lavoro di Nachtwey non è solo la ragione di una bellissima mostra d’arte, ma anche la rappresentazione grafica di un impegno di civiltà, di un impegno per la pace”.

Pluripremiato in vari contesti, James Nachtwey ha dedicato la sua vita a raccontare la condizione umana nei suoi momenti più estremi, quando è sul punto di trasformarsi in un inferno. Nachtwey è un osservatore di eccezione del mondo contemporaneo: nei suoi scatti troviamo dolore, ingiustizia, violenza e morte, in una danza quasi infinita in cui si alternano luce e tenebra.

Per rimanere a contatto con la parte più sofferente e sola del mondo, il fotografo statunitense ha scelto di utilizzare la via della bellezza e della compiutezza formale. Le sue fotografie sono uno strumento di lotta, un gesto di compassione di fronte a scene come in Bosnia, a Mostar, dove in una camera da letto un cecchino spara dalla finestra o quando realizza i reportage sugli effetti della carestia in Darfur o ancora sui danni causati dall’Agente arancio in Vietnam. Tra le sue immagini più iconiche troviamo anche un sopravvissuto a un campo di concentramento Hutu in Ruanda con una cicatrice sul volto in primo piano, ma anche la Seconda Intifada in Cisgiordania vissuta in prima linea.

Nachtwey dà un volto alla guerra da 40 anni, mostrando cosa accade alle persone che la vivono sulla propria pelle. Quella guerra che l’11 settembre è arrivata anche “a casa”, negli USA, con l’attacco alle Torri Gemelle e con la guerra successiva in Iraq e in Afghanistan. Nelle immagini di Nachtwey a parlare è l’umanità ferita dalla violenza, devastata dalla malattia, dalla fame, dalla natura che insorge contro la pretesa di controllo dell’uomo.

L’esposizione, curata da Roberto Koch e dallo stesso James Nachtwey, è promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale, Civita, Contrasto e GAmm Giunti con il contributo di Fondazione Cariplo – Fondazione Forma per la Fotografia ed è accompagnata da un libro – catalogo pubblicato da Contrasto e Giunti.