Arturo Martini. Capolavori del Museo Luigi Bailo di Treviso

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Arturo Martini, Pisana, 1928, bronzo (fusione del 1930), cm 35 x 134 x 65. Treviso, Museo Civico "Luigi Bailo" dono di Maria Calzavara e Natale Mazzolà, 1967 © Giuseppe Dall'ArcheÈ dedicata ad Arturo Martini la mostra che dal 18 febbraio al 3 giugno 2018 resterà aperta al pubblico al Museo Luigi Bailo di Treviso.

L’esposizione, dal titolo ” Arturo Martini. Capolavori del Museo Luigi Bailo“, presenta quasi 140 opere fra terrecotte, gessi, sculture in pietra, bronzi, opere grafiche, pitture e ceramiche del grande maestro.

Sono opere che “raccontano” Martini dal tempo veneziano di Ca’ Pesaro fino agli anni estremi.
«Proporre una visita alle opere di Arturo Martini, accanto alla grande mostra su Rodin, è quanto di più naturale – afferma il curatore Marco Goldin -. Rodin ha guardato con estrema attenzione alla scultura italiana, a Donatello, a Michelangelo, a Bernini. Con attenzione non minore, alcuni scultori della prima parte del Novecento italiano, e tra loro Arturo Martini soprattutto negli anni trenta, hanno guardato a Rodin, affascinati della bellezza espressiva del suo lavoro».

Il Musée Rodin di Parigi ha scelto di privilegiare Treviso, proprio in relazione alla figura di Martini e alla magnifica collezione di sue opere presente nel museo della città.

Molti i capolavori, anche di grandi dimensioni, che di Martini si possono ammirare al Bailo. Dalla Maternità del 1910 alla stessa Fanciulla piena d’amore, dal Pensieroso del 1927 alla Pisana del 1928, dal magnifico Adamo ed Eva del 1931 che Arturo Martini eseguì in pietra e su commissione per il collezionista Arturo Ottolenghi, alla Venere dei Porti, terracotta del 1932.

Non solo i grandi capolavori ma anche opere che consentono di seguire, passo passo, il percorso martiniano. Dalle ceramiche che l’artista, poco più che ragazzo, modella per la manifattura Gregorj, alle testimonianze degli anni in cui – tra il 1909 e il 1913 – a Monaco e a Parigi, si confronta con il “nuovo” in Europa.

Nel dopoguerra, la ricerca di purismo plastico, l’adesione a “Valori Plastici”, la fascinazione metafisica e l’attenzione al classicismo. Dopo aver esposto alla Biennale Romana, nel 1926 partecipa a quella di Venezia e alla I e II Mostra del Novecento Italiano alla Permanente. Sono anni in cui, in modo mirabile, fonde forme classiche e arcaiche al nuovo. E’ del 1931 il Premio per la Scultura alla I Quadriennale Romana ed è dell’anno successivo la personale alla Biennale veneziana. A fine decennio, le grandi commissioni pubbliche. E’ del 1941-1942 la Donna che nuota sott’acqua, sempre nella collezione del Museo Bailo, nel suo bozzetto in bronzo, mentre il marmo originale venne esposto nelle Biennali del 1942 e 1948. Questa scultura tra l’altro rovescia di 360 gradi una figura di Martire compresa nella Porta dell’inferno proprio di Rodin. Poi la tensione verso l’astrazione. Perché “L’arte non è interpretazione, ma trasformazione”, come egli stesso afferma.

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