Giancarlo Vigorelli nel clima culturale del Novecento

 Giancarlo Vigorelli con Giacomo Manzù e Carlo Mattioli.©Archivio DUfoto

Giancarlo Vigorelli con Giacomo Manzù e Carlo Mattioli. © Archivio DUfoto

Negli spazi espositivi della Biblioteca Sormani di Milano, fino al 5 maggio 2018, è aperta al pubblico la mostra “Brama di Vita e di Letteratura. Giancarlo Vigorelli nel clima culturale del Novecento”.

Una esposizione storico-documentaria che racconta la vita e l’attività giornalistica e letteraria di Giancarlo Vigorelli (1913-2005), critico milanese, scrittore, giornalista, presidente del Centro Nazionale Studi Manzoniani e intellettuale di spicco dello scenario culturale del Novecento.

La mostra, a cura di Giuseppe Langella, attinge al fondo Vigorelli che la Biblioteca Sormani ha acquisito nelle proprie raccolte e mette in luce il ruolo di Giancarlo Vigorelli quale mediatore interculturale in ambito europeo e protagonista del dialogo culturale tra Novecento italiano ed Europa.

L’attività critica e giornalistica di Vigorelli è raccontata attraverso lettere di Bo, Montale, Quasimodo, Saba, Gadda, Sereni, Sciascia, Calvino, Vittorini, Pasolini, Moravia, Magris; e articoli tratti dalle più importanti riviste letterarie italiane, dal «Frontespizio» a «Letteratura», da «Corrente» a «Campo di Marte», da «Prospettive» a «Primato», con cui Vigorelli ha collaborato.

Interessato a tutti gli aspetti della cultura del suo tempo, negli anni Cinquanta e Sessanta Giancarlo Vigorelli ha lavorato anche nel mondo del cinema e del teatro frequentando registi e attori, come testimoniano le immagini e le lettere ricevute da Gassman, Strehler, Zavattini. Una sezione è dedicata al suo rapporto con gli artisti, documentato attraverso gli articoli di critica d’arte sulle riviste letterarie, i contributi su cataloghi di mostre, lettere autografe e opere di Sassu, Ligabue, Mattioli, Astarita, Gentilini, Vedova, Guttuso e altri.

Spirito anticonformista, Vigorelli ha sempre avuto una spiccata simpatia per gli intellettuali scomodi e fuori dagli schemi, come Bontempelli o Malaparte. Non per nulla è stato molto vicino anche a Pasolini, al quale è dedicata un’apposita sezione della mostra.