Giuseppe Mentessi in mostra alla Pinacoteca Nazionale di Ferrara

Giuseppe Mentessi, Visione triste, 1899; tempera e pastello su cartoncino intelato, cm 139 x 238; Venezia, Galleria Internazionale di Ca’ Pesaro 2018 © Archivio Fotografico - Fondazione Musei Civici di Venezia
Giuseppe Mentessi, Visione triste, 1899; tempera e pastello su cartoncino intelato, cm 139 x 238; Venezia, Galleria Internazionale di Ca’ Pesaro 2018 © Archivio Fotografico – Fondazione Musei Civici di Venezia

La Pinacoteca Nazionale di Ferrara – Palazzo dei Diamanti ospita, dal 10 marzo al 10 giugno 2018, la mostra “ Giuseppe Mentessi (1857-1931). Artista di sentimento”.

L’esposizione affronta il tema dell’espressione dei sentimenti in pittura tra il 1890 e il 1909, attraverso dipinti e disegni di una figura di spicco dell’arte italiana fra Otto e Novecento, nel momento di passaggio dal Verismo al Simbolismo.

L’iniziativa presenta una selezione di opere di Giuseppe Mentessi proveniente dalla collezione di AssiCoop, oltre a una scelta di disegni delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Ferrara.

Il percorso artistico di Mentessi e la sua adesione alle tematiche sociali è riassunto da tre dipinti particolarmente significativi – Visione triste; Ora triste; Ramingo – e dai loro bozzetti e disegni preparatori, per seguire il processo creativo, dall’invenzione del soggetto alla sua trasposizione su tela.

Esemplare in tal senso è il dipinto Visione triste, proveniente dalla Galleria Ca’ Pesaro di Venezia, proposto accanto al bozzetto inedito a pastello, a grandezza naturale, e di una selezione significativa della lunga serie di disegni eseguiti dall’artista nella preparazione dell’opera.
La grande tempera a tecnica mista segna il passaggio di Mentessi da una rappresentazione naturalistica della realtà alla sua trasfigurazione in termini simbolici. Concepito inizialmente come opera di denuncia della condizione contadina nella Pianura Padana, resa tragica dalla diffusione della pellagra, nel corso della sua elaborazione il dipinto assume la forma di un’allegoria religiosa, un calvario contadino. Il grande bozzetto rappresenta l’anello di congiunzione fra gli studi condotti a matita dal vero sui modelli e la loro trasposizione in pittura secondo una personale interpretazione del divisionismo che porta l’artista ferrarese a stendere il colore in lunghi filamenti.

Altre due opere definiscono i termini dell’adesione di Giuseppe Mentessi alle tematiche del realismo sociale.
Ora triste, di cui sono esposte in mostra due disegni e il bozzetto a olio. Una malinconica intonazione azzurrina accentua l’ispirazione sentimentale del dipinto.
Vent’anni più tardi, mutato ormai il clima artistico, Ramingo chiude la fase più felice e innovativa dell’opera di Mentessi. Il confronto con il bozzetto rivela come, anche in questo caso, il dialogo silenzioso fra il povero pellegrino e il Cristo sofferente sia frutto di un ripensamento in chiave simbolista e religiosa di una prima idea per l’opera, raffigurante una madre col bambino. I disegni per le due figure principali del dipinto, gli studi per lo sfondo architettonico – paragonabile a una quinta scenografica barocca – e le incisioni con cui Giuseppe Mentessi rielabora alcune delle sue opere più celebri frutto di una solida formazione accademica e di decenni di insegnamento dei fondamenti del disegno, della prospettiva e del paesaggio.

La mostra si chiude con una selezione di disegni che permette uno sguardo nel laboratorio dell’artista: dalle prime idee abbozzate su fogli di fortuna a studi dettagliati pronti per essere riportati sulla tela. A questi si aggiungono i molti fogli di taccuino fitti di annotazioni, in cui sono acutamente colti scorci di paesaggio, testimonianze di una felice attività artistica quotidianamente praticata da Mentessi fin negli ultimi giorni di vita.

La mostra, curata da Marcello Toffanello, è organizzata dalle Gallerie Estensi in collaborazione con AssiCoop Modena&Ferrara.