Maria Lai. Il filo e l’infinito a Palazzo Pitti di Firenze

Maria Lai, Telaio in sole e mare, 1971, legno, acrilico e spago, New York, Olnick Spanu Collection
Maria Lai, Telaio in sole e mare, 1971, legno, acrilico e spago, New York, Olnick Spanu Collection

È dedicata a Maria Lai la mostra che fino al 3 giugno 2018 resterà aperta al pubblico nell’Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti a Firenze.
Attraverso il tema del filo, Maria Lai coniuga la tradizione della civiltà sarda con i linguaggi dell’arte contemporanea.

L’esposizione celebra la sua ricerca che si è svolta per più di un settantennio, con un costante rinnovarsi del linguaggio che la porta dal realismo lirico degli anni Quaranta alle scelte informali dei tardi anni Cinquanta e dai lavori polimaterici dei primi anni Sessanta alle successive opere concettuali.

«Al centro di questa rassegna – spiega Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi – sta il mezzo più tipico del suo lavoro cioè quel filo che ‘lega e collega’ in maniera senz’altro viva e che infatti spesso rimane libero e non ancora cucito: tra i vari riferimenti mitologici non può che ricordare Penelope che tesse durante il giorno e nella notte scioglie i fili».

Il telaio, lo strumento millenario della tessitura, compare già in un suo disegno degli anni Quaranta e figure di tessitrici si incontrano nelle sue carte successive. Nel 1967 realizza Oggetto-paesaggio, esposto nella prima sala della mostra: un telaio disfatto, ingombro di fili spezzati e senza ordine, che occupa lo spazio come un totem.

Dai Telai nascono le Tele cucite, che da un lato continuano a evocare il mondo arcaico dell’arte tessile della Sardegna, dall’altro si inseriscono in quella ricerca espressiva che lavora non sulla tela, ma con la tela dialogando quindi con i polimaterici di Prampolini, i Sacchi di Burri, le Tele fasciate di Scarpitta, i tessuti irrigiditi dal caolino di Piero Manzoni, le tele di Castellani e Bonalumi o in quelle svuotate di Dadamaino.

Il passo successive sono le Scritture dalle quali nascono, sempre alla fine degli anni Settanta, secondo un percorso strettamente consequenziale, i Libri che spesso si compongono in fiabe visive: tra le prime, Tenendo per mano l’ombra, del 1987, incentrato sulla capacità di accettare il negativo che è in noi tutti.

La mostra, curata da Elena Pontiggia, è corredata da un catalogo edito da Sillabe.