Pasini e l’Oriente, mostra alla Fondazione Magnani Rocca

Alberto Pasini, La carovana dello Shah di Persia, 1867, olio su tela
Alberto Pasini, La carovana dello Shah di Persia, 1867, olio su tela

È dedicata ad Alberto Pasini (Busseto 1826 – Cavoretto 1899), pittore e viaggiatore, la mostra che dal 17 marzo al primo luglio 2018 resterà aperta al pubblico alla Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di Traversetolo – Parma.

L’esposizione, curata da Paolo Serafini e Stefano Roffi, presenta oltre 100 opere fra dipinti e lavori grafici.

La sua attività di pittore di atmosfere orientaliste ha inizio con un avvenimento, che segnerà tutta la sua carriera artistica: siamo nel 1855 quando Alberto Pasini, da poco arrivato a Parigi, viene chiamato a far parte di una delicatissima missione diplomatica francese, incaricata di venire a patti con lo Shah di Persia, per sottrarlo all’influenza russa.
In mostra vengono presentati i disegni, le litografie e i dipinti realizzati da Pasini in occasione della missione.

In esposizione, fra l’altro, viene presentata la serie completa dei quaranta disegni realizzati in Persia; la serie delle dodici incisioni pubblicate su “l’Illustration, Journal Universel” e accompagnate dagli articoli di Barbier de Meynard e Paulin; e i grandi dipinti, tra i rarissimi esempi di opere di grandi dimensioni realizzate dall’artista.

Tornato a Parigi nel giugno del 1856, a seguito della fine della guerra, Alberto Pasini inizia a rielaborare i disegni e gli schizzi eseguiti durante il viaggio e presenta negli anni successivi al Salon parigino una serie di dipinti di grande formato, che costituiranno uno dei modelli di riferimento per tutta la pittura orientalista degli anni a seguire. A metà dell’Ottocento, infatti un nuovo contesto di relazioni politiche, economiche, culturali, sociali, porterà alla nascita e allo sviluppo a Parigi di un centro europeo di cultura e produzione artistica a soggetto orientalista, che alimenterà un nuovo gusto collezionistico attento all’estraneo e all’esotico, grazie anche e soprattutto all’opera del più grande mercante parigino di quegli anni, Adolphe Goupil, con cui Pasini stabilirà un contratto di esclusiva, che venderà oltre 300 opere dell’artista.

La mostra prosegue con una seconda sezione dedicata alle opere realizzate a Istanbul, che diverrà il luogo principale raffigurato dall’artista negli anni a seguire, e che egli declinerà in decine di varianti e soluzioni, a partire dalla grande veduta della Moschea di Yeni Djami, che Goupil venderà al Museo di Nantes nel 1872, fino alle numerose e rumorosamente affollate Scene di Mercato, delle quali realizzerà nel corso degli anni più di trenta versioni, tutte differenti e tutte con una atmosfera unica e irripetibile.

Una successiva sezione viene dedicata alle scene raffiguranti usi e costumi dell’Oriente, con i quali Pasini aveva iniziato ad avere familiarità proprio grazie all’apprezzamento dello Shah di Persia, che lo aveva portato con lui più volte alla caccia col falcone.
Un’ultima sezione è riservata ai dipinti di atmosfera e di paesaggio.