Man Ray, mostra a San Gimignano

Juliet, 1942, copia fotostatica da esposizione dell’opera: The Fifty Faces of Juliet, 1941-1954 © Man Ray Trust by SIAE 2018Alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di San Gimignano (SI), dall’ 8 aprile al 7 ottobre 2018, è aperta al pubblico la mostra “ Man Ray. Wonderful visions”, curata da Elio Grazioli.

In esposizione oltre cento immagini fotografiche di uno dei più più grandi fotografi del XX secolo.
Ogni soggetto che ha fotografato Man Ray ha saputo trasformarlo, trasfigurarlo, caricarlo di senso proprio: i ritratti, gli autoritratti, i nudi, gli still life, le composizioni più complesse, ma anche la fotografia di moda, quella di pubblicità. Per non parlare delle reinvenzioni di tecniche particolari come il fotogramma, ribattezzato rayograph e sublimato surrealisticamente, e la solarizzazione, attraverso la quale ha restituito l’aura ai ritratti e ai corpi.

Man Ray trasforma ogni immagine in un enigma che indica come nel reale, anche il più abituale, sia nascosto un mistero. Tutto diventa strano, inconsueto, inatteso e si carica di un senso imprevisto, un significato non riconducibile a una formula, a un messaggio, ma sospeso, straniante, che conserva la sua enigmaticità. Anche un abito, un cappello, un accessorio diventa un punto di domanda sul corpo, sul volto, sul braccio su cui è posato.

La mostra testimonia, nelle sue tappe fondamentali e attraverso alcune delle opere più famose, il Man Ray fotografo, ma finalmente con un taglio particolare, solo apparentemente dato per acquisito ma in realtà sempre rimesso in discussione, ovvero quello che afferma l’equivalenza tra il fotografo artista, quello di moda, di pubblicità, di fotografia pura. Ciò che accomuna e lega in un unico gesto creativo è lo sguardo, quello che trasforma tutto in “meravigliose visioni”.

«Ho tentato di cogliere le visioni che il crepuscolo o la luce troppo viva, o la loro fugacità, o la lentezza del nostro apparato oculare sottraggono ai nostri sensi – afferma Man Ray -. Sono rimasto sempre stupito, spesso incantato, talvolta letteralmente ‘rapito’».

La mostra è promossa dai Musei Civici di San Gimignano ed è prodotta da Opera-Civita con la collaborazione della Fondazione Marconi.