Immagini dagli scavi di Karakorum in Mongolia in mostra al MAO di Torino

Scavi di Karakorum in MongoliaIl MAO Museo d’Arte Orientale di Torino, dal 27 aprile al 3 giugno 2018, ospita la mostra “La capitale delle steppe. Immagini dagli scavi di Karakorum in Mongolia“.

A due anni dalla firma del Patto di Collaborazione tra la Città di Torino e la Città di Kharkhorin, e grazie alla collaborazione con l’Archivio fotografico del Museo di Karakorum, il MAO rende omaggio alla storia culturale e artistica della Mongolia attraverso l’esposizione fotografica dedicata al sito archeologico dell’antica capitale Karakorum.

Quando Genghis Khan nel 1220 decise di costruire una capitale per il suo regno nella valle del fiume Orkhon, le considerazioni non erano solo di carattere strategico: la regione, infatti, da oltre mille anni era identificata con la formazione stessa dello Stato per le popolazioni nomadi che vi si erano succedute. Chi dominava “la foresta di Ötükän”, come veniva allora chiamata la valle, possedeva il lustro dell’autorità e la fortuna del destino, e poteva governare dal centro del mondo un nuovo impero egemone nel mondo delle steppe. La città di Karakorum fu edificata sotto il figlio di Genghis Khan, Ögedei, nel 1235, e rimase la capitale dell’impero mongolo sotto i successori Güyük e Möngke. Durante questo periodo di splendore furono molti gli stranieri che visitarono Karakorum, tra cui i francescani Giovanni di Pian del Carpine e Guglielmo di Rubruck.

A causa delle lotte interne per la successione nel 1260 la città subì pesanti distruzioni e Kublai Khan spostò la capitale e lasciò a Karakorum il ruolo di centro amministrativo e snodo commerciale più importante della “provincia a nord delle montagne”, almeno fino al 1388 quando fu distrutta dall’esercito cinese dei Ming. Nel 1585-86, Abdai Khan fondava Erdene Zuu, il più grande monastero buddhista della Mongolia, proprio nei pressi dell’antica capitale.

L’identificazione delle rovine a nord di Erdene Zuu con il sito di Karakorum si deve a Nikolai M. Yadrintsev nel 1889; la conferma definitiva al turcologo Wilhelm Radloff (1837-1918). I primi scavi furono effettuati nel 1933-34 da Dmitry Bukinich, ma fu soltanto con la missione mongolo-sovietica del 1948-49, guidata da Sergei V. Kiselev, che la conformazione del sito nella sua interezza cominciò ad essere compresa. Doveva passare un altro mezzo secolo affinché le indagini sul sito riprendessero, adottando i canoni, le attenzioni e gli strumenti dell’archeologia moderna, quando nel 1998 prese forma la Spedizione Mongolo-Tedesca.