I fantasmi d’Ismael, un film di Arnaud Desplechin – Recensione

Marion Cotillard nel film I fantasmi d'IsmaelIl cinema di Arnaud Desplechin si presenta come un cinema autoreferenziale, ripiegato su se stesso, nutrito di notazioni ed echi autobiografici, dove la pratica dell’autocitazione, la riproposta di motivi, situazioni, luoghi (Roubeaux, la città del Nord della Francia dove il regista è nato), nomi di personaggi (spesso interpretati dagli stessi attori feticcio), che si ripresentano da un film all’altro, viene esibita come un gioco modernista ironico e sottile. (La stessa cosa, fa notare il cineasta, avviene talora in Bergman, il Maestro di cui Desplechin si riconosce allievo e che qui omaggia nella scena finale del monologo di Sylvia davanti alla macchina da presa).

E tuttavia, nel momento stesso in cui il cinema di Desplechin sbandiera il suo proprio statuto d’autore, esso si consente inopinate incursioni nel romanzesco di genere: alludo ai brani del film di spionaggio su cui Ismael lavora, ma che non riesce a portare a termine: inserti e digressioni che, condotti secondo una divertita intenzione parodica, vengono a contaminare la pista narrativa principale. Quest’ultima, mentre inscrive i conflitti emotivi del protagonista (un Mathieu Amalric alle prese con una recitazione esagitata, nevrotica) all’interno di un preciso schema melodrammatico con tanto di climax e scene madri, sembra poi volersi avvalere, almeno a tratti, di registri tonali diversi, più consoni alle fioriture straniate e distanziate della commedia burlesca (la scena del diverbio tra Ismael e il produttore esecutivo del film).

I fantasmi d’Ismael fa i conti con uno dei temi centrali, ossessivi e ricorrenti della produzione di Desplechin: il riemergere di un passato affliggente che torna ad assediare il presente creando tensioni, lacerazioni, sconquassi. Nel film il passato doloroso che Ismael si era illuso di essersi lasciato definitivamente alle spalle, assume le fattezze di Carlotta, la prima moglie del protagonista, la quale, dopo essere sparita nel nulla ventun anni prima, ora riappare all’improvviso, come per incanto, nella vita del marito, quasi fosse uno spettro che riemerge dal regno dei morti, ben decisa a rivendicare quello che ritiene sia ancora suo: l’amore d’Ismael. Figura inquietante e temibile nel suo feroce egoismo, Carlotta viene a riaprire antiche ferite, seminando intorno a sé lacrime e disperazione. Ismael, un artista ancora in cerca di se stesso, tormentato da fantasmi a cui ritiene di dover rendere conto (benché il sostegno di una donna tenera e materna come Sylvia sembra aver dato un po’ di serenità alla sua vita), arriva a percepire la presenza di Carlotta come un’alterità minacciosa e terrificante, al cui fascino malefico egli tuttavia appare incapace di sottrarsi. Sennonché Carlotta tornerà presto a rivelarsi una creatura irrequieta e inaffidabile, che non potrà mai essere posseduta interamente proprio perché votata alla legge della fuga (da sempre il cinema di Desplechin è giocato sulla dicotomia tra nostos e scelta dell’esilio). Toccherà allora a Sylvia, la nuova compagna del protagonista, assumere una volta ancora le funzioni della donna salvifica e acquietare i demoni dell’uomo in un finale inatteso che prelude a un sentimento di compiuta pacificazione interiore.

Nicola Rossello

Scheda film
Titolo: I fantasmi d’Ismael
Regia: Arnaud Desplechin
Cast: Marion Cotillard, Charlotte Gainsbourg, Mathieu Amalric, Louis Garrel, Alba Rohrwacher
Durata: 110 minuti
Genere: Drammatico
Distribuzione: Europictures
Data di uscita: 25 aprile 2018

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