Islam e Firenze. Una mostra agli Uffizi e Bargello

Bruciaprofumi sferico, Mosul, 1317-1335, Ottone battuto, inciso, traforato e incrostato, ageminato in argento e oro, Firenze, Museo Nazionale del Bargello - Mostra Islam e FirenzeA Firenze, la Galleria Degli Uffizi e il Museo Nazionale del Bargello ospitano, fino al 23 settembre 2018, la mostra ” Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento“, curata da Giovanni Curatola.

L’esposizione è un’occasione per scoprire conoscenze, scambi, dialoghi e influenze tra le arti di Occidente e Oriente.

«La mostra mette in evidenza non solo gli interessi per la cultura islamica ben radicati già nel collezionismo mediceo e continuati fino in epoca moderna – dichiara Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi -, ma testimonia anche la fascinazione estetica per l’Oriente che, senza pregiudizi, ha sempre permeato l’arte europea. E inoltre porta alla nostra attenzione l’importanza fondamentale degli scambi commerciali, ma soprattutto intellettuali e umani, nel bacino mediterraneo e oltre, come mezzo di arricchimento e di pace».

Protagonista di questa mostra tra Bargello e Uffizi è dunque l’arte islamica con i suoi straordinari tappeti, i “mesci roba” e vasi “all’azzimina” ovvero ageminati (tecnica di lavorazione dei metalli per ottenere una decorazione policroma), i vetri smaltati, i cristalli di rocca, gli avori, le ceramiche a lustro.

La mostra si articola in due sedi espositive.
Al Bargello viene illustrato un periodo fondamentale di ricerca, collezionismo e allestimenti museali di fine Ottocento e inizio Novecento, con opere della donazione di Carrand e dell’altro grande collezionista inglese, Frederick Stibbert, ma anche dei toscani Stefano Bardini e Giulio Franchetti.

Agli Uffizi, l’altra sede espositiva, sono raccolte le testimonianze artistiche dei contatti fra Oriente e Occidente: le suggestioni (a partire dai caratteri arabi delle aureole della Vergine e di San Giuseppe e dai costumi nell’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano) e i ritratti di sultani della serie gioviana per mano di Cristofano dell’Altissimo. E ancora gli esemplari preziosi della lavorazione dei metalli, ricercatissimi già dai tempi di Lorenzo il Magnifico, le ceramiche orientali, o quelle ispano-moresche con stemmi nobiliari fiorentini. Stoffe e grandi tappeti provenienti dall’Egitto mamelucco di fine Quattrocento o degli inizi del Cinquecento, entrati molto presto nelle collezioni mediceo-granducali, i vetri, i metalli che hanno influenzato la coeva produzione italiana, e non ultimi gli splendidi manoscritti, fra i quali spiccano le pagine del più antico codice datato (1217) del “Libro dei Re” del persiano Firdusi, posseduto dalla Biblioteca Nazionale, e gli esemplari orientali della Biblioteca Medicea Laurenziana, rari per datazione e provenienza.

Un percorso vario e affascinante attraverso secoli di scambi e contaminazioni culturali, arricchito anche da prestiti provenienti da importanti musei italiani e stranieri.