1968. Un anno – Mostra allo CSAC dell’Università di Parma

Mostra "1968. Un anno"Apre allo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma (Abbazia di Valserena), sabato 20 ottobre alle ore 11.00, la mostra “1968. Un Anno“, un grande racconto che si concentra, attraverso un taglio rigorosamente sincronico, su un anno chiave della storia del Novecento, restituito attraverso un’indagine all’interno dell’archivio dello CSAC, il cui primo nucleo nasce proprio nel 1968.

Attraverso idee, utopie, opere, progetti e oggetti datati o correlati all’anno 1968, individuati all’interno dei diversi fondi conservati allo CSAC, la mostra vuole far emergere le trasformazioni nel sistema della comunicazione, i mutamenti socio-antropologici (i nuovi miti e i nuovi riti), e una nuova riflessione sul corpo e sull’ambiente, che esplosero in quell’anno. Ambiti e linguaggi differenti sono così affiancati per affrontare le contaminazioni e la coesistenza di diversificate culture.

L’ossatura della mostra all’interno del suggestivo spazio della Chiesa abbaziale di Valserena è costituita da una lunga timeline, composta da oggetti, immagini e cronache, affiancata da una sequenza di approfondimenti dedicati alla trasformazione del sistema delle immagini e delle differenti scale del progetto degli spazi e del territorio.

Emilio Vedova, Mario Schifano, Giosetta Fioroni, Mario Ceroli, Concetto Pozzati, Claudio Verna, Aldo Borgonzoni, Fabrizio Plessi, Rafael Canogar e William Xerra sono alcuni dei protagonisti di quella ricerca artistica che nel 1968 costituisce un punto di riferimento fondamentale per altri progetti legati all’immagine: come i reportage e le sperimentazioni fotografiche di Uliano Lucas, Nino Migliori, Mario Cresci, Carla Cerati, Ugo Mulas, a confronto con la cronaca registrata dalla agenzia Publifoto Roma; oppure le differenti strade del progetto grafico, pubblicitario e editoriale, che vede proprio nel 1968 la creazione del nuovo font Forma per la fonderia Nebiolo da parte di Aldo Novarese, affiancato da un team composto da Franco Grignani, Giancarlo Iliprandi, Bruno Munari, Ilio Negri, Till Neuburg, Luigi Oriani e Pino Tovaglia; o ancora l’esplosione della cultura beat e underground, con il progetto di Ettore Sottsass per la rivista “Pianeta Fresco”. Il linguaggio della satira sarà invece rappresentato da autori quali Renato Calligaro e Roberto Perini.

I molteplici canali della comunicazione televisiva sono raccontati attraverso i progetti di Armando Testa per Carosello, ma anche dai padiglioni RAI di Achille e Pier Giacomo Castiglioni e di Archizoom, oppure con la trasformazione degli apparecchi radio e TV prodotti da Brionvega.

La riflessione sul corpo è rappresentata a differenti scale: dal gioiello all’abito, dall’ideazione di nuovi luoghi della cultura giovanile alla ridefinizione della scena e alla riappropriazione dello spazio pubblico. Il confronto di molteplici sistemi di segni e iconografie avviene attraverso manifesti, progetti di abiti, rappresentazioni di gesti e reportage fotografici: dall’immaginario cinematografico e teatrale con i costumi provenienti dall’archivio della sartoria di Piero Farani (per i film Barbarella e Il cavaliere inesistente, per il teatro con Il Barone di Birbanza) alle sfilate happening ideate per Mare Moda Capri (Walter Albini) all’affermazione dell’uomo moda (Carlo Palazzi) e della maglieria (Albertina e Krizia).

La scala si amplia rispetto al progetto architettonico e territoriale: lo spazio dell’abitare è ridefinito da nuovi oggetti esito di sperimentazioni materiche (la poltroncina Jumbo di Alberto Rosselli) e da riflessioni metodologiche sul progetto di design come quelle di Enzo Mari. La città con le sue periferie cresce attraverso importanti interventi come il Gallaratese di Aymonino, o il quartiere Paolo VI di Taranto della Nizzoli Associati, mentre Gio Ponti riflette sulla forma del grattacielo. Le nuove infrastrutture che stanno trasformando l’Italia come i tratti autostradali con i suoi autogrill (come quello di Renzo Zavanella), o la modificazione delle coste con la creazione di insediamenti turistici (come la Costa Smeralda di Luigi Vietti e i villaggi Touring di Roberto Menghi), o con cui si vuole intervenire sul paesaggio come avviene con il concorso per il ponte sullo Stretto di Messina (qui rappresentato dalle proposte di Giuseppe Samonà e Pierluigi Nervi).

Anche la Sala delle Colonne dell’Abbazia di Valserena sarà parte del percorso espositivo, quale luogo di incontro tra archivi del territorio, con l’intento di suggerire confronti e connessioni. Qui si proporranno, a fianco di materiali degli archivi CSAC, alcuni approfondimenti su temi cruciali per questo anno. Grazie alla collaborazione con l’Archivio della Fondazione Teatro Due si documenteranno l’edizione del 1968 del Festival Internazionale del Teatro Universitario (Fondo FITU) e gli spettacoli realizzati dal Centro Teatrale Universitario (Fondo CUT). I rapporti solidali tra la città di Reggio Emilia e alcuni paesi dell’Africa australe, sviluppati proprio in quegli anni, saranno raccontati invece attraverso i materiali provenienti dall’Archivio Reggio Africa, prodotto dal Comune di Reggio Emilia e custodito e valorizzato da Istoreco (Istituto storico per la resistenza e la società contemporanea in Provincia di Reggio Emilia).

1968. Un Anno” è curata da un gruppo di ricerca coordinato da Francesca Zanella e composto da Paolo Barbaro, Mariapia Branchi, Claudia Cavatorta, Giulia Daolio, Lucia Miodini, Paola Pagliari, Simona Riva (CSAC), Cristina Casero, Elena Fava, Roberta Pierangela Gandolfi, Sara Martin (Università di Parma), Chiara Torcianti (responsabile dell’archivio Reggio Africa per Istoreco – Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea in provincia di Reggio Emilia), Giacomo Giuntini (Fondazione Teatro Due).

La mostra resterà aperta fino al 4 agosto 2019.