Caline Aoun, mostra personale al MAXXI di Roma

Caline Aoun, Rhythm Breakers, 2015, Concrete, Dimensions variable, Photo credit: Musthafa Aboobacker Seeing is believing è il titolo della mostra personale di Caline Aoun, vincitrice del premio Deutsche Bank’s Artist of the Year 2018/2018, che fino al 18 novembre 2018 resterà aperta al pubblico al MAXXI di Roma.

L’esposizione, a cura di Britta Färber e Anne Palopoli, presenta quattro nuove produzioni, tra cui due grandi installazioni ambientali della giovane artista libanese (Beirut, 1983).

La mostra si inserisce nell’ambito di Expanding The Horizon, programma del MAXXI dedicato allo sviluppo di collaborazioni internazionali tra il museo, altre istituzioni culturali e collezioni private.

Il lavoro di Caline Aoun nasce da un alternarsi di astratto e concreto, fisico e digitale, ed esplora concetti difficili da raffigurare. L’artista, che vive e lavora tra Beirut e Londra, ha la capacità di trasformare ciò che è invisibile e immateriale in immagini, installazioni, video.

Seeing is believing vuole stimolare una riflessione sulla nostra vita, in un mondo in costante movimento, attraversato da flussi materiali e immateriali di accumulo e di dispersione, di cose, persone, informazioni, immagini.

Il percorso di mostra si apre con la grande installazione ambientale Contemplating dispersions, 536 ml (2018) in cui l’artista ricopre i muri della sala con fogli di carta di riso. Il colore di cui sono intrisi digrada progressivamente fino a scomparire: si tratta di un processo di stampa nel quale l’inchiostro si esaurisce creando un passaggio che va dal nero più intenso fino alla totale assenza di colore. L’immagine satura di colori, quindi illeggibile, si scompone progressivamente in una sequenza di linee fino a scomparire del tutto. Una riflessione sul tema dello sfinimento dell’immagine, ma anche sull’eccesso, la dissipazione, l’evanescenza, che Caline Aoun riesce a rendere visibili.
Parte di Contemplating dispersions, 536 ml è anche una parete divisoria composta unicamente da fogli di carta così leggera da muoversi al passaggio dei visitatori, su cui l’artista proietta una ripresa live del mare del Libano. La telecamera puntata verso il fondale riprende l’area in cui passano i cavi della rete di telecomunicazione, dove viaggiano i velocissimi dati di Internet.

Al centro della galleria si trova Fountain, The ripples on the surface of duration (2018), una fontana da cui zampilla il residuo dell’inchiostro del processo di stampa, un gesto di rinnovo, rigenerazione e ciclicità. Il suono prodotto dal gocciolio dell’inchiostro è per l’artista un diretto rimando a come i dati costituiscano un costante rumore di fondo intorno a noi.

La seconda parte della mostra è composta da Heavy duration, brief glance (2018) un’altra installazione ambientale in cui l’artista, che spesso fa degli spazi l’oggetto principale del suo lavoro, ricopre le pareti del museo con un composto simile a cartapesta, il cui risultato rimanda al cemento grezzo.

Completa l’esposizione l’opera Untitled (2018), realizzata con la tecnica del papier-maché, grazie alla quale l’artista riproduce su carta materiali differenti.

In occasione della mostra Seeing is believing, saranno esposte nell’ambito della Collezione anche le opere Pine Needles (2015), dove i calchi in rame di circa 4000 aghi di pino ne trasformano la leggerezza e la caducità in fisicità e concretezza e Paperplane (2018), grandi fogli con delle piegature che evocano aerei di carta.