Laura Grisi, Le opere filmiche – GAM di Torino

Laura Grisi, The Measuring of Time (frame)
Laura Grisi, The Measuring of Time (frame)

Sarà inaugurata giovedì 18 ottobre 2018, alle ore 18.30, alla GAM – GAlleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino la mostra dedicata a Laura Grisi, curata da Elena Volpato.
L’esposizione, che rimarrà aperta fino al 17 febbraio 2019, ha per titolo “Laura Grisi. Le opere filmiche, 1968-1972” e presenta la filmografia dell’artista recentemente scomparsa.

Il quinquennio durante il quale Laura Grisi realizza i suoi film è per l’artista un periodo di grande creatività espressa a contatto con mondi e paesaggi molto diversi da quelli europei e metropolitani che avevano ispirato sino ad allora i suoi Variable Paintings e Neon Paintings, affini, per alcuni aspetti, alle ricerche del gruppo romano di Piazza del Popolo e della Pop Art internazionale.

Durante tutti gli anni Sessanta, insieme con Folco Quilici, suo marito, Laura Grisi ha l’occasione di conoscere e studiare territori poco noti, a partire da quello africano, e di poter mettere a confronto la cultura di società tribali di ogni parte del globo. Quei viaggi acuiscono il suo interesse per la natura e le sue leggi, a cui guarda con spirito scientifico ‘galileiano’, animato da un sentimento di meraviglia che le permette di tenere insieme, nel medesimo sguardo, l’osservazione attenta, la poesia del paesaggio e la consapevolezza del senso d’infinitudine che il mondo racchiude.

Il suo interesse si volge in questi anni agli aspetti immateriali, alle forze che agiscono nella natura, plasmandola e alterandone la percezione. L’osservazione della densità dell’aria, della nebbia, di fenomeni quali la rifrazione, la vibrazione della luce, la velocità concentrica dei vortici, i riflessi: sono tutti elementi che trasformano il suo lavoro, nato dalla superficie pittorica, in opere ambientali in cui lo spettatore si trova immerso come in un’esperienza di viaggio.

Le tre opere che la VideotecaGAM presenta al pubblico, insieme con alcuni libri e documenti, costituiscono l’intera filmografia dell’artista, acquisita grazie alla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT.

Wind Speed 40 Knots del 1968, il suo primo film, è composto da un veloce montaggio di spezzoni girati in diversi luoghi del globo, seguiti dall’immagine di un anemometro che indica la velocità del vento nelle diverse località. L’opera, nata a contatto con la forza del vento nei territori africani e la sua capacità di modificazione del paesaggio in luoghi desertici, si confronta con il linguaggio del documentario geografico intrecciandolo con alcuni codici tipici dell’arte concettuale statunitense come i gesti ripetuti e le misurazioni quantitative. Tuttavia, non importa quanto distaccato sia l’approccio scientifico, resta carica di energia la forza creativa e distruttiva del vento e il senso di unicità e identità geografica del luogo che ne è attraversato.

The Measuring of Time del 1969, è un film sorprendente per la sapienza registica e per l’anticipazione di temi e scelte linguistiche che saranno esplorate, negli anni immediatamente successivi, da artisti come Robert Smithson e Dan Graham. Il film ritrae l’artista seduta su una spiaggia mentre conta sul palmo della mano granelli di sabbia, come a voler contare l’infinità del tempo. La cinepresa si muove attorno a lei con un moto a spirale che si allontana e si avvicina al suo corpo quale centro della percezione temporale, quasi a renderlo una figura femminile mitica, capace di attivare e interrompere il flusso dei giorni, chiudendo nel palmo il fluire dei granelli di sabbia o disperdendoli al vento.

From One to Four Pebbles è del 1972. Laura Grisi sceglie di lavorare con la semplicità di quattro sassi, con il loro numero apparentemente esiguo a confronto con quello dei granelli di sabbia, ma mostra alla cinepresa un saggio delle differenti formazioni minerali, disponendole in tutte le possibili combinazioni di sequenza, ponendo il tempo di osservazione a confronto con la dimensione temporale millenaria della pietra. Quest’ultimo lavoro filmico sembra raccontare il tentativo umano di ‘fare ordine’, la sua necessità d’immaginare una classificazione dell’infinito.