Umbria Jazz Winter – A Orvieto i grandi nomi del jazz

umbria jazz winterVa in scena quest’anno a Orvieto la ventiseiesima edizione di Umbria Jazz Winter.
Il festival, in programma dal 28 dicembre 2018 all’ 1 gennaio 2019, presenta un cartellone con grandi nomi del jazz italiano e personaggi di culto del jazz americano.

L’edizione di quest’anno si segnala per un grande numero di proposte interessanti dal punto di vista progettuale, con alcune esclusive.
Molti artisti presenti quest’anno a Orvieto hanno voluto approfondire aspetti particolari di quell’universo variegato che oggi è il jazz oppure della sua storia, dalle musiche del cinema italiano all’arte di Bud Powell e al bebop, dall’omaggio alla leggenda di New Orleans, la città culla del jazz, al ricordo di Fabrizio De André a vent’anni dalla morte con uno spettacolo tra jazz e canzone, ma anche letture e documenti originali.

Quasi tutti gli artisti sono residenti e si potranno ascoltare quindi più volte durante i cinque giorni di festival, ed alcuni sono proposti in formazioni e progetti diversi.
Immutata la formula della manifestazione. I luoghi della musica sono il teatro Mancinelli, il museo Emilio Greco, le sale del Palazzo del Capitano del Popolo, tutti nel cuore dell’acropoli orvietana.
Musica non stop al Palazzo dei Sette e Jazz lunch e Jazz dinner al “Malandrino” e al “San Francesco”. Come sempre, ci saranno i Funk Off a sfilare per le vie del centro della Città della Rupe. La street band toscana con il suo festoso e spettacolare mix di funky e tradizioni musicali di New Orleans (ma in chiave moderna) è ormai la colonna sonora ufficiale di Umbria Jazz. E per chi vorrà far tardi, le jam session. Si comincia a mezzanotte con la resident band (Piero Odorici e Daniele Scannapieco ai sax, Andrea Pozza al piano, Aldo Zunino al contrabbasso e Antony Pinciotti alla batteria). È una band di musicisti esperti, che dal vivo sanno come restituire in modo perfetto il clima infuocato delle jam.

Restano centrali i due momenti che da sempre caratterizzano il festival.
Il primo è il concerto gospel che segue la Messa di Capodanno nel Duomo. I canti religiosi della tradizione afroamericana (quest’anno il New Direction Gospel Choir del Tennessee) sono una presenza fissa dei programmi del festival.
Il secondo momento caratterizzante Umbria Jazz Winter è la notte che saluta l’arrivo del nuovo anno con tre grandi veglioni in altrettanti locali e con concerti prima e dopo la mezzanotte.

Umbria Jazz, infine, offre anche quest’anno una vetrina di prestigio a due giovani formazioni: la vincitrice del Conad Jazz Contest 2018 ed il Berklee/Umbria Jazz Clinics 2018 Award Group, ovvero gli studenti più promettenti tra quelli che hanno frequentato i corsi estivi del College di Boston.

I MUSICISTI DI UMBRIA JAZZ WINTER # 26

Riflettori puntati sul Bebop con Barry Harris, l’ultimo grande superstite dell’età d’oro del genere che negli anni ‘40 rivoluzionò il jazz, e un artista contemporaneo, Ethan Iverson, con un progetto (in esclusiva per Umbria Jazz Winter) sull’arte e la figura di Bud Powell, che del Bebop fu, con Thelonious Monk, il più importante pianista.
Harris (89 anni, di cui ottantaquattro passati davanti al pianoforte) suonerà in trio con Ben Street al contrabbasso e Lewis Nash alla batteria. È la stessa sezione ritmica che userà Iverson per i suoi arrangiamenti con la Umbria Jazz Orchestra in “Bud Powell on 21st century“. Iverson, autentico intellettuale del Jazz moderno con una sconfinata cultura musicale, sarà anche protagonista di una solo piano performance.

Viva/De André” è lo spettacolo di musica e parole allestito da Luigi Viva, giornalista e scrittore, grande conoscitore e fan di Fabrizio, con documenti audio inediti, letture e musica suonata dal vivo da un quintetto con Francesco Bearzatti. È il modo di ricordare, a vent’anni dalla morte, Fabrizio De André, che amava il jazz e da giovane lo suonò.

Mare Nostrum” è il titolo di una straordinaria esperienza di condivisione artistica cui hanno dato vita più di un decennio fa Paolo Fresu, Richard Galliano e Jan Lundgren. Il trombettista sardo, il fisarmonicista francese e il pianista svedese, pur senza mai mettere da parte le rispettive radici, si tuffano in un mare grande in cui si affacciano culture, genti, identità diverse ma destinate all’incontro. Di prossima pubblicazione il terzo disco del trio.

Due proposte diverse, ma entrambe dedicate alla musica che ha contribuito a fare grande il cinema italiano. “La Dolce Vita“, quartetto con Giovanni Tommaso, Enrico Rava, Danilo Rea e Roberto Gatto, è l’occasione per celebrare nel modo migliore i sessant’anni di carriera di Tommaso, figura chiave del processo di maturità del jazz italiano.
Cinema Italia” si definirebbe, parlando di film, un eccellente cast: Rosario Giuliani al sax, Luciano Biondini alla fisarmonica, Enzo Pietropaoli al contrabbasso e Michele Rabbia alle percussioni, batteria ed elettronica. Il loro è un punto di vista musicale contemporaneo che non tradisce mai la melodia di temi indimenticabili, ma allo stesso tempo li presenta con una nuova forza e vitalità.

Storyville Story e The Big Easy Trio hanno in comune il richiamo a New Orleans e una figura originale come Mauro Ottolini. Con Ottolini in Storyville Story ci sono Fabrizio Bosso, Vanessa Tagliabue Yorke, Paolo Birro, Glauco Benedetti, Paolo Mappa.
Storyville era il quartiere più “hot” di New Orleans. Il jazz dei grandi trombettisti o dei pianisti stride era la sua colonna sonora. In questo spettacolo, attraverso brani storici trascritti e arrangiati da Ottolini, rivive la leggenda e soprattutto la sua musica.
Anche The Big Easy Trio rende omaggio a New Orleans, nota come The Big Easy, ed alla musica Nera. Otis Redding, Ray Charles, Etta James, Fontella Bass per arrivare a Amy Winehouse: il repertorio percorre la storia del Blues, dell’R&B, del Jazz delle origini fino ai giorni nostri, e mette in evidenza la cifra più black della voce di Karima, sostenuta dagli arrangiamenti di Ottolini e dallo swing di Roberto De Nittis.

Nel cartellone anche Giovanni Guidi con il suo quintetto. Il pianista di Foligno a 33 anni è ormai una figura importante del nuovo jazz italiano ed europeo.
Flavio Boltro, trombettista di talento da anni protagonista della scena del jazz, presenta il trio BBB in cui si fondono organicamente atmosfere liriche e ritmi serrati, elettronica e swing, improvvisazioni e groove.

A Orvieto saranno in scena il duo Paolo Fresu – Danilo Rea e quello Fabrizio Bosso – Julian Oliver Mazzariello.
Il primo non è un evento tanto abituale nonostante Fresu e Rea si conoscano da una vita e frequentino da protagonisti la scena del jazz.
Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello invece hanno percorso in tandem gran parte delle loro carriere, nel senso che hanno pedalato insieme, artisticamente parlando, verso obiettivi condivisi. Una lunga storia di musica e di amicizia, quella tra il trombettista torinese e il pianista anglo italiano, cominciata addirittura nei primi anni del 2000 e poi confermata negli anni.

Ancora jazz italiano con il quartetto di Fabio Zeppetella, chitarrista stabilmente partecipe della élite musicale europea per il talento di improvvisatore, il lirismo, la tecnica strumentale, le doti di compositore e didatta; il quartetto di Claudio Jr. De Rosa, giovane (classe 1992) ma già affermato sassofonista, compositore e arrangiatore che ha riscosso consensi e vinto premi in Italia e all’estero; Filippo Bianchini, umbro di origini (è nato proprio a Orvieto) e per formazione musicale ma musicista internazionale per i lunghi soggiorni all’estero; Andrea Pozza, che è anche membro dell’House Quintet che anima le jam session e si esibisce come solista nei jazz lunch. Pozza è uno dei più stimati pianisti italiani, eclettico, colto, elegante.
Italiano non di origine ma di adozione per scelta di vita è Nick the Nightfly, diventato popolare dai microfoni di Radio Monte Carlo con i suoi programmi ironici e colti, dai quali si ascolta sempre ottima musica, e per le sue compilation di culto. Nick è però prima di tutto un eccellente performer che si circonda di ottimi musicisti.

Dagli Stati Uniti due cantanti molto diversi ma che interpretano nel segno della ortodossia altrettanti storici filoni della musica americana. Allan Harris è un jazzman, anzi un crooner raffinato che il pubblico di Umbria Jazz conosce bene per averne seguito la crescita negli ultimi anni. Oggi Harris è uno dei vocalisti più stimati della scena americana. Wee Willie Walker, originario del Mississippi, è un autorevole esponente del sound di Memphis, città in cui è cresciuto. Le sue radici musicali affondano però nel gospel, che ha cantato da ragazzo. A Orvieto si esibisce con The Anthony Paule Soul Orchestra, band formata da autentici specialisti del Soul, con all’attivo collaborazioni prestigiose. La sua costituzione come gruppo stabile è recente ed è avvenuta in Italia, in occasione del festival di Porretta.

Per maggiori informazioni http://www.umbriajazz.com