I fratelli Sisters, un film di Jacques Audiard – Recensione

I Fratelli Sister, un'immagine del film

Jacques Audiard ha deciso di cimentarsi con i codici e le convenzioni del western, adottando una strategia eccentrica e decisamente personale. Tutta la prima parte de I fratelli Sisters si muove nel sostanziale rispetto dei meccanismi del genere, di cui ripropone figure, situazioni, scenari, senza che però la rivisitazione del mito si rivesta di ammicchi nostalgici o cinefilici postmodernisti. Siamo nel pieno ossequio di una tradizione consolidata: i killer, la corsa all’oro, la caccia, il viaggio, i grandi paesaggi naturali, i confronti a fuoco…

Ben presto tuttavia lo sguardo che Audiard getta sulla mitologia della Frontiera si tinge di note imprevedibili e bizzarre, rivelandosi come uno sguardo malizioso, disincantato, libero da complessi e costrizioni. Disattendendo alle attese dello spettatore, il regista spinge il racconto lungo territori insoliti, ai margini del genere. Egli sceglie di non sfruttate appieno le potenzialità spettacolari della vicenda (gli scontri a fuoco, ad esempio, avvengono spesso fuori campo) e giunge a subordinare i tempi dell’azione ai momenti di riflessione, alle pause narrative in cui trovano spazio i dilemmi esistenziali o i progetti politici dei personaggi. Un humour sottile s’insinua nel tessuto del racconto. Eppure avevamo sin qui conosciuto e celebrato Audiard come un autore essenzialmente “fisico”, “muscolare”, assai poco incline all’ironia…

Gli è che il confronto con l’immaginario western veicola qui una riflessione sul passato del Grande Paese, sull’avidità e la violenza come elementi fondanti della conquista delle terre selvagge. Il Far West che emerge dal film è una landa spettrale, su cui grava un’atmosfera di morte; uno spazio contaminato, dominato dalla sete di ricchezza e dall’ossessione del sangue, dove la ferocia bestiale che era dei padri ricade fatalmente sui figli, condannati essi pure a ripercorrere il medesimo percorso di abiezione.

Ma si sa: nei personaggi del cinema di Audiard agisce da sempre l’esigenza di infrangere le catene del determinismo familiare e sociale, la necessità di violare la legge del Padre. Come già avveniva con l’eroe eponimo di Dheepan, anche in questa occasione i fratelli Sisters cercheranno di liberarsi della violenza che pesa su di loro come una maledizione. Già all’inizio del film possiamo notare come Eli, il primogenito, avverta confusamente il desiderio di un’esistenza diversa, più serena, che lo sottragga alla condizione degradata in cui è precipitato. Egli sogna una possibile rigenerazione che gli consenta di ritrovare la propria perduta umanità. Il percorso che compiono i due fratelli assume allora i contorni di un confronto doloroso con i fantasmi e i traumi del loro passato e si conclude, freudianamente, con la morte del padre (il padre vicario, il Commodoro, così come quello reale, assume nel film connotazioni malefiche e terrificanti) e il ritorno al focolare dell’infanzia, accanto a una madre premurosa e rassicurante.

Il film, chiosa Audiard, ci parla di “un paese governato dalla violenza selvaggia ma che si trasforma, volge alla democrazia”. La barbarie che ha segnato la conquista del West, una follia feroce e devastante, che ha divorato ogni cosa, anche le aspirazioni più nobili (il progetto utopico di edificare una società libertaria, fouriérista, di cui si nutre ingenuamente Warm), dovrà giocoforza lasciare il posto alla civile convivenza.

Il film si chiude su una nota di speranza.

Nicola Rossello

Scheda film

Titolo: I fratelli Sisters
Regia: Jacques Audiard
Cast: John C. Reilly, Joaquin Phoenix, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed, Rutger Hauer
Durata: 122 minuti
Genere: Western
Distribuzione: Universal Pictures
Data di uscita: 2 maggio 2019

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