9 Dicembre 2019
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Al norte de la tormenta, mostra al MAXXI di Roma

Allana McCollum, Collection of 60 drawings nº 7, ca.1988-1990, Inchiostro su carta di conservazione, Courtesy IVAM, Institut Valencià d’Art Modern
Allana McCollum, Collection of 60 drawings nº 7, ca.1988-1990, Inchiostro su carta di conservazione, Courtesy IVAM, Institut Valencià d’Art Modern

Al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, fino all’ 8 settembre 2019, è aperta al pubblico la mostra “Al norte de la tormenta. Da Robert Rauschenberg a Juan Muñoz. I capolavori della collezione IVAM di Valencia”, a cura di Hou Hanru con Chiara Bertini.

In esposizione alcuni capolavori storici dell’arte spagnola e internazionale della collezione dell’IVAM, Institut Valencià d’Art Modern, uno dei più importanti musei d’arte contemporanea della Spagna.

La mostra prende il nome da un’opera del 1986 del celebre artista spagnolo Juan Muñoz, Al norte de la tormenta. Enigmatica e insolita, questa grande scultura in ferro di forma circolare assomiglia a un astrolabio, da cui spuntano però coltelli, portoni, ringhiere e altri elementi tipici della ricerca degli esordi dell’artista madrileno. Il risultato è un effetto straniante, un universo misterioso in cui tutte le cose sono intrecciate tra loro in una “tormenta” di idee e pensieri. Accanto a quest’opera un’altra scultura di Juan Muñoz, Senza titolo (1998), che rappresenta una figura sorridente dalla fisionomia asiatica, che sembra quasi intenta a ricercare un dialogo e l’interazione con lo spettatore.

L’utilizzo di oggetti di scarto assemblati nelle due sculture Float di Tony Cragg e Blood Orange Summer Glut di Robert Rauschenberg richiama un immaginario frammentario, paradossale e ludico, mentre nelle tele dell’artista spagnolo Antoni Tàpies, La ligne rouge (Negre amblínia vermella) e Gran diptic roig i negre, la materia sembra sgorgare da un big bang esplosivo.

Di grande potere evocativo le sculture in terracotta dell’artista basco Eduardo Chillida, Lurra G 139, Lurra G 215, Lurra G 217 e Oxido G 269 così come Model for tunnels, di Bruce Nauman, che simula un tunnel vuoto, suggerendo uno stato d’indefinitezza volto a mostrare più che l’opera finita il processo.

There´s no reason a good man is hard to find I di Richard Tuttle si erge come una spirale dal suolo verso l’alto, suscitando un senso di meraviglia, mentre la grande scultura in ferro e cemento di Cristina Iglesias, Senza titolo, sembra voler invitare lo spettatore a entrare nell’opera per ritrovarsi in un mondo onirico, in contrasto con le dimensioni imponenti.

Nelle due fotografie di Eulalia Valdossera innumerevoli mozziconi di sigaretta sono minuziosamente posizionati dall’artista; Absorto di Pedro Cabrita Reis, realizzata con legno e materiali industriali, è un’enigmatica costruzione circolare che si spinge al di là del visivo per arrivare a una dimensione contemplativa e spirituale.

Collections of 60 drawings n.7 di Allan McCollum è composta da sessanta disegni di forme astratte.

L’artista valenciana Ángeles Marco è presente in mostra con l’opera Escalera mecánica, una scala in ferro troncata che si erge verso il nulla generando un senso di vertigine, mentre la serie di 101 ritratti fotografici di Hans-Peter Feldmann 100 years, è una riflessione sullo scorrere del tempo attraverso scatti, in bianco e nero, di persone in un’età compresa tra pochi mesi e, appunto, cento anni.

Sweets, di Susana Solano è una scultura in ferro, piombo e vetro, che ricorda una grande scatola di caramelle e che, attraverso l’ironia e forme familiari, rievoca ricordi lontani nel tempo. E ancora, la scultura sonora Ostinato Blanco-Azul di Josè Antonio Orts, che si anima al passaggio del pubblico; Miquel Navarro, che nelle sue opere mette in relazione il rapporto tra architettura e corpo umano; la serie di fotografie di Manolo Laguillo, che riproduce minuziosamente il comune di Gandìa e gli scatti di Miguel Trillo, che ha immortalato la vitalità di giovani adolescenti per le strade di Lisbona, L’Avana, Madrid, Barcelona, Malaga, Almeria, Los Angeles, Tangeri e Manila.

In mostra anche alcune opere della Collezione MAXXI, come Entrando, di Juan Uslé, una tela in cui la purezza delle forme geometriche si unisce a colori forti e decisi, e Dolmen II, Allegretto di Jorge Peris.

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