Marcello Dudovich (1878-1962). Fotografia fra arte e passione

Marcello Dudovich, Modella in posa riflessa nello specchio, fotografata da Dudovich, c. 1950 Gelatina al bromuro d’argento 7 x 10 cm Collezione privata Salvatore Galati

Il m.a.x. museo di Chiasso (Svizzera) ospita, fino al 16 febbraio 2020, la mostra “Marcello Dudovich (1878-1962). Fotografia fra arte e passione“, che analizza il particolare rapporto tra fotografia e cartellonistica, nell’opera di uno dei punti di riferimento della grafica pubblicitaria del Novecento.

L’esposizione, curata da Roberto Curci e Nicoletta Ossanna Cavadini, presenta oltre 300 opere, tra cui 200 fotografie inedite vintage, 32 manifesti originali, 25 schizzi e bozzetti, oltre a riviste dell’epoca, lettere, cartoline e documenti, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private.

Di particolare interesse è il confronto con Leopoldo Metlicovitz, uno dei padri del moderno cartellonismo italiano, del quale sono esposte venti fotografie inedite, dal Civico Archivio Fotografico di Milano.

Il percorso si apre con alcuni scatti giovanili di Dudovich, in cui l’artista è modello di se stesso in pose raffinate e un po’ dandy e continua nella sala dedicata alla Belle Époque (1910-1914) periodo in cui Dudovich, da poco assunto dalla rivista satirica “Simplicissimus” di Monaco di Baviera per esserne il “cronista mondano”, comprende quanto la fotografia possa offrirgli come spunto d’ispirazione, preliminare alla creazione delle illustrazioni destinate al giornale bavarese e, successivamente, ai manifesti pubblicitari.

La rassegna prosegue analizzando il periodo tra le due guerre (1920-1935), che segna l’apice della carriera di Marcello Dudovich, anche da un punto di vista imprenditoriale, essendo divenuto responsabile e direttore artistico della società Star-IGAP dove cura la creazione, distribuzione e affissione dei manifesti murali in tutta Italia.

Uno degli aspetti più interessanti dell’esposizione al m.a.x. museo è la possibilità di tracciare un percorso completo che dall’ispirazione data dalla fotografia, passa al bozzetto a matita o a tempera, fino al manifesto finito.

La mostra testimonia quanto l’utilizzo del mezzo fotografico gli sia stato prezioso per i suoi lavori nell’editoria, come quelli eseguiti per il “Simplicissimus” di Monaco, o per le principali riviste culturali italiane del primo Novecento, come “La Lettura”, “Ars et Labor”, “Il Secolo XX”, “La Donna”.

Un focus particolare è dedicato al legame con Leopoldo Metlicovitz e le Officine Grafiche Ricordi in rapporto alla comune passione per la fotografia. Le venti fotografie di Metlicovitz consentono un confronto con quelle di Dudovich, che si caratterizzano per uno stile più immediato e disinvolto.