15 Dicembre 2019
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Georges de La Tour. L’Europa della luce – Mostra in programma a Milano

Georges de La Tour, La lotta dei musici, 1625 - 1630 ca., olio su tela, 85.7 x 141 cm, The J. Paul Getty Museum, Los Angeles, U.S.A.
Georges de La Tour, La lotta dei musici, 1625 – 1630 ca., olio su tela, 85.7 x 141 cm, The J. Paul Getty Museum, Los Angeles, U.S.A.

Georges de la Tour (Vic-sur-Seille,1593– Lunéville, 1652) è una delle grandi riscoperte artistiche del Novecento.
Dal 1915, anno in cui il tedesco Hermann Voss pubblicò un articolo rivelatore sulla sua opera, il pittore del Seicento francese non smette di affascinare generazioni intere di storici dell’arte, che si prodigano alla ricerca di documenti, quadri e disegni preparatori che testimonino l’attività di un artista straordinario, non convenzionale.

A Georges de La Tour e ai suoi rapporti con i grandi maestri del suo tempo è dedicata la mostra in programma a Palazzo Reale di Milano dal 7 febbraio al 7 giugno 2020.
Un progetto complesso per diversi aspetti, tra i quali il numero di prestatori (26 da tre continenti) che ha coinvolto alcune delle più grandi istituzioni internazionali.

La Tour fu un pittore molto stimato ai suoi tempi, originale per la mistura di spiritualità e di realismo. Ebbe successo prima nel Ducato di Lorena, dove nacque, e poi a Parigi dove fu nominato, nel 1639, pittore del re Luigi XIII.

Le sue tracce, e quelle della sua opera, si persero però durante tutto il XVIII e XIX secolo, non solo, ma anche a causa delle guerre per l’indipendenza che sconvolsero la sua terra natale.

Tra i capolavori in mostra, la Maddalena penitente (National Gallery of Art di Washington D.C), La lotta dei musici (J. Paul Getty Museum), il Suonatore di Ghironda col cane (Musée du Mont-de-Piété di Bergues).

Georges de La Tour ritrae angeli presi dal popolo, santi senza aureola né attributi iconografici, e che predilige soggetti presi dalla strada, come i mendicanti, dipingendo in generale gente di basso rango più che modelli storici o personaggi altolocati.
I pochi quadri riconosciuti come autografi sono perlopiù di piccolo o medio formato, intimi, privi di sfondo paesaggistico, notturni e, soprattutto nella presunta ultima fase artistica, quasi dei monocromi dall’impianto geometrico, semplice ma modernissimo per l’epoca.

La mostra “Georges de La Tour. L’Europa della luce“, promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, è a cura della Prof.ssa Francesca Cappelletti e vanta un comitato scientifico composto da Pierre Rosenberg (già direttore del Louvre), Gail Feigenbaum (direttrice, Getty Research Institute), Annick Lemoine (direttore, Musée Cognacq-Jay), Andres Ubeda (vice direttore, Museo del Prado).

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