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A Lecco la mostra “Paesaggi possibili. Da De Nittis a Morlotti, da Carrà a Fontana”

Cagnaccio di San Pietro, Estuario, 1931, olio su tavola, 60,5 X 84 cm, collezione privata
Cagnaccio di San Pietro, Estuario, 1931, olio su tavola, 60,5 X 84 cm, collezione privata

A Lecco, nelle due sedi di Palazzo delle Paure e di Villa Manzoni, è allestita la mostra “Paesaggi possibili. Da De Nittis a Morlotti, da Carrà a Fontana“, a cura di Simona Bartolena.

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La rassegna analizza come il tema iconografico del paesaggio sia stato interpretato da grandi maestri italiani, quali Massimo d’Azeglio, il Piccio, Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Gaetano Previati, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Ennio Morlotti, Lucio Fontana e altri.

L’esposizione s’intreccia con il patrimonio del Sistema Museale Urbano Lecchese: se da un lato le sale di Palazzo delle Paure accolgono alcuni lavori di proprietà dei musei di Lecco, dall’altro il percorso trova una naturale continuazione all’interno della Galleria d’Arte Moderna di Villa Manzoni.

La mostra “Paesaggi possibili” copre un arco temporale che dall’epoca romantica giunge fino al secondo dopoguerra, e mette in luce i diversi approcci al paesaggio – come mimesi del vero, come luogo dell’immaginazione e del sogno, come simbolo, come proiezione del sé, come concetto spaziale -, rivelando la progressiva tendenza all’astrazione che l’ha condotto fino alle soglie dell’Informale e oltre.

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Si tratta di un racconto che si snoda dalla classicità del paysage historique dei romantici all’indagine del vero dei macchiaioli, per giungere alle visioni divisioniste e alle sperimentazioni delle avanguardie di inizio Novecento, fino alle soglie del contemporaneo con artisti come Morlotti e Fontana.

“Sebbene il paesaggio sia un tema iconografico oggi assai diffuso nelle arti visive – ha affermato Simona Bartolena -, la sua autonomia come genere pittorico autonomo è molto recente. Solo nel XIX secolo, infatti, gli venne riconosciuto un ruolo autonomo: non più paysage historique, non più scenografia per racconti mitologici, religiosi o storici, ma tema a se stante, momento di osservazione del vero dal vero, occasione di sperimentazione tecnica ed espressione poetica. Dalla natura sublime della generazione romantica agli scorci dal vero dei pittori di Barbizon e dei loro numerosi eredi, l’Ottocento è, in tutta Europa, il secolo in cui il Paesaggio trova se stesso, trasformandosi progressivamente da scenografia per narrazioni bibliche storiche o letterarie, a luogo del vero, a luogo dell’anima, da spazio collettivo a spazio mentale”

La mostra, in programma fino al 21 novembre 2021, è prodotta e realizzata da ViDi – Visit Different, in collaborazione con il Comune di Lecco e il Sistema Museale Urbano Lecchese, ed è accompagnata da un catalogo Edizioni La Grafica/Ponte43.

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