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Nino Caruso. Forme della memoria e dello spazio – Mostra al MIC di Faenza

Nino Caruso, Vaso, 1960, raku
Nino Caruso, Vaso, 1960, raku

Il MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza dedica a Nino Caruso, scultore, scrittore, ceramista e designer, una mostra in programma dal 28 maggio al 9 ottobre 2022.
Un’ampia antologica che racconta 50 anni di carriera dell’artista scomparso nel 2017.

Nato a Tripoli da famiglia siciliana nel 1928, negli anni ’50 si trasferisce a Roma dove conosce Salvatore Meli e viene introdotto a Villa Massimo, entrando in contatto con Guttuso e gli artisti e intellettuali dell’avanguardia romana.
A partire dal 1965 inizia ad usare il polistirolo per realizzare stampi a colaggio in cui versa l’argilla, rivoluzionando il suo metodo di lavoro, alla ricerca di un nuovo rapporto scultura-architettura.

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Avvia un profondo studio della modularità che assume una precisa funzione architettonica, sistema che gli aprirà collaborazioni significative con le aziende.
Nel 1966 contribuisce alla costituzione del Centro Italiano delle Produzioni d’Arte (CIPA) di cui assume il ruolo di segretario con la presidenza affidata all’architetto Gio Ponti.

Dalla metà degli anni Settanta stringe collaborazioni frequenti con alcune università statunitensi dove organizza mostre, workshop e seminari. Matura gradualmente una vasta conoscenza delle tecniche ceramiche, come quelle antiche ancora in atto nelle civiltà orientali, e apprende direttamente, grazie a lunghi soggiorni in Giappone, le sperimentazioni più innovative.
La sua ampia produzione mostra un’attenzione particolare alle tematiche dell’antico applicate alla modernità. Già dai lavori degli esordi, negli anni ’50, emerge uno studio sulla tradizione rivisitata successivamente nelle produzioni più legate al design, all’applicazione in spazi urbani e architettonici.

Autentica la sua passione per l’arte etrusca, a cui dedica interi cicli della sua produzione, valendogli importanti riconoscimenti con opere collocate in spazi pubblici in omaggio a questa significativa civiltà.

La mostra, a cura di Claudia Casali e di Tomohiro Daicho, curatore del MOMAK di Kyoto, con il supporto dell’Archivio Nino Caruso è già stata allestita nel 2020 nei musei giapponesi di Kyoto e Mino, con i quali il MIC di Faenza è coproduttore.

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