HomeMostre ed EventiDina Bellotti: un’artista, una donna

Dina Bellotti: un’artista, una donna

Nata ad Alessandria nel 1912, torinese di formazione, Dina Bellotti è oggi conosciuta soprattutto come “la ritrattista dei papi”. Decisivo fu per lei, nei primi anni Sessanta, l’incontro con Paolo VI. All’epoca la Bellotti poteva già vantare una solida fama di pittrice figurativa. Paolo VI ne seppe apprezzare il talento artistico e volle fare di lei la ritrattista ufficiale della corte pontificia. E così negli anni successivi la Bellotti si applicherà anche alla pittura di soggetto sacro (un suo grande dipinto, La pesca miracolosa, è oggi conservato nella Collezione di Arte Religiosa Moderna del Vaticano) e realizzerà numerosi ritratti di alti prelati, cardinali e papi (Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, il cardinale Ratzinger…), poi riprodotti su stampe e francobolli.

In realtà, la vocazione di ritrattista della Bellotti aveva radici antiche, risalendo almeno agli anni Cinquanta, quelli della sua piena maturazione artistica, e a quei volti di giovani donne e di bambini dai quali la pittrice sapeva cogliere, come di soppiatto, un’ombra di malinconia sottile e sconsolata rassegnazione. Già in quegli anni nella Bellotti prevaleva, come lei stessa ebbe in seguito a confessare, “l’attenzione per una cosa che dura un attimo, come lo sguardo di una persona o lo splendore di un bambino o la solennità di un Papa”. È la stessa poetica dell’istante che governa i suoi paesaggi, in particolare i paesaggi dell’amata Sestri Levante, gli scorci e le ampie vedute marine imbevute di sole riprodotti in una serie infinita di oli, tempere, acquerelli, pastelli: opere che, nella loro immediatezza espressiva, lasciano percepire la luminosità dei luoghi rappresentati, gli effetti della luce, l’intensità del calore, grazie a una partitura cromatica “ariosa e a una pittura veloce che sembra prescindere dal disegno” (Vittorio Sgarbi): composizioni dove pare di avvertire inevitabili consonanze con lo sfavillio di tocco di certi maestri del postimpressionismo.

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Un altro genere che riveste un’importanza particolare nella produzione di Dina Bellotti è la natura morta. Tra gli esiti più alti dell’artista ci sono i vasi di fiori e i cesti ricolmi di frutta e ortaggi, tracciati con segno rapido e festosa leggerezza, dove i vibranti riverberi coloristici si legano in ogni caso a una regia attenta, precisa, ben calibrata, che non esclude la dimensione intimistica, la lirica freschezza e immediatezza del rapporto con gli oggetti e con le cose.

A distanza di venti anni dalla sua morte e di centodieci dalla sua nascita, la città di Sestri Levante, che dell’artista fu in un certo modo la patria adottiva (qui la Bellotti visse e operò dal 1939 al 1960, sollecitata dalle bellezze naturali della Riviera; qui tornerà a soggiornare durante le vacanze estive, anche dopo il suo trasferimento a Roma, al seguito del marito; qui è sepolta accanto al padre e alla madre), la città di Sestri Levante l’ha voluta omaggiare dedicandole una piccola retrospettiva, aperta sino all’ 8 gennaio 2023 presso il Palazzo Fascie Rossi: una sorta di appendice “documentaria” alla preziosa rassegna romana (e sestrese) del 2010. In questa occasione si è inteso dare spazio soprattutto a quei materiali – fotografie, lettere, disegni a matita, a penna, a pennarello, bozzetti, schizzi, oggetti vari appartenuti all’artista – che di Dina Bellotti e del suo metodo di lavoro fornissero una testimonianza diretta.

Tra i quadri esposti, una bella Marina di Riva Trigoso, e il monumentale Ritratto di marinaio, del 1942, un’opera che, nella resa del personaggio effigiato, una figura imponente, eroica, che sembra uscita da un film sovietico degli anni Venti, si richiama alla gravità severa e pensosa delle composizioni della Bellotti degli anni Trenta.

Nicola Rossello

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