Il modello va individuato nelle ormai celebri copertine illustrate del “New Yorker”. Dal 2022 il progetto collettivo “The Genoeser” – “una rivista che non c’è”, ma che ogni mese pubblica puntualmente le sue copertine – invita disegnatori di volta in volta diversi, giovani e meno giovani, noti e meno noti: fumettisti, autori di graphic novel, architetti, illustratori di libri, grafici pubblicitari, a rivisitare scorci, monumenti, personaggi, atmosfere della città di Genova, adottando angolature squisitamente personali e insolite, per scoprire l’anima segreta, inattesa dei luoghi, la loro bellezza inesplorata. Non semplici cartoline turistiche o riproduzioni fedeli di edifici iconici, dunque, ma riletture originali e creative di un paesaggio urbano e sociale trasformato in uno spazio poetico, ricreato in immagini a cui è concesso di vivere di un respiro proprio.
Ecco allora i monumenti principali della città, quelli che la identificano, fatti oggetto di una stilizzazione audace, di felici intuizioni visive: l’Arco dei Caduti in piazza Vittoria, intorno a cui gruppi di adolescenti saltano e ballano e volteggiano sullo skateboard (Comrayo, l’autore della tavola, parla di “contemporaneità che trasforma lo spazio grazie al movimento, la creatività e la libera espressione”); la facciata della Cattedrale di San Lorenzo, illustrata da Andrea Ferraris, con i leoni di marmo che d’improvviso si animano minacciosi, come in un film di Ejzenstejn; la Lanterna, che nella tavola di Chiara Morra assume le sembianze della statua della Libertà, o che in quella di Federico Bonfiglio è insidiata da Godzilla, il mostro del cinema giapponese; la Torre Piacentini disegnata da Lorenzo Duina, con, sullo sfondo, il mare e un drago intento a divorare un veliero; piazza De Ferrari, restituita da Elisa Macellari secondo proporzioni e prospettive fantasiose…
Nelle opere esposte a Chiavari, alla Galleria G. F. Grasso (fino al 27 luglio 2025; curatrice Laura Olivieri), anche in quelle inedite, realizzate per la serie editoriale “The Genoeser-Riviera” e dedicate alle località del Tigullio e delle Cinque Terre, colpisce l’ampia varietà delle tecniche e degli stili adottati, la diversità degli approcci e delle declinazioni visive.
In alcune tavole è avvertibile, fuori di dubbio, la lezione della cartellonistica pubblicitaria che, nella prima metà del secolo scorso, promuoveva i luoghi turistici del Belpaese: nell’eleganza sofisticata delle invenzioni compositive; nel segno nitido, sottile, rigoroso, preciso, di grande sintesi espressiva, con cui sono delineati spazi, ambienti, figure; nell’utilizzo di schemi cromatici accesi e ben definiti, di immediato impatto visivo. I nomi che tornano alla memoria sono quelli di Marcello Dudovich (citato da Paolo Metaldi nella sua tavola sul Parco di Villa Negretto ad Arenzano), Mario Puppo, Filippo Romoli, Leonetto Cappiello, ovvero i maggiori cartellonisti italiani dell’epoca.
Su altri illustratori sembra invece agire una sensibilità più propriamente pittorica. Penso al gustoso omaggio a Matisse realizzato da Omar Tonella. In talune occasioni prevale una vena fiabesca, incantata: quella percorsa da Luca Massone nel delineare la morfologia dettagliatissima della città vista dalla prospettiva del Castello D’Albertis; ma penso anche alla raffigurazione delle porte medievali del Molo realizzata da Stefano Stecchelli, o al Porto Antico colto da Mattia Distaso nelle ore notturne. In altri lavori si avverte la volontà di celebrare i protagonisti della scena locale (Gino Paoli ritratto da Francesco Poroli; Fabrizio De André, che Alessandro Ventrella ci consegna mentre suona la chitarra con alle spalle lo sfondo vibrante del porticciolo di Nervi), o le spiagge estive, popolate di bagnati e inondate di luce (le tavole di Enrico Lorenzi, Evelyn Batista Sardain, Monica Torasso).
Ampia varietà di tecniche e di stili, si diceva. Ma al li là delle differenti soluzioni formali e cromatiche messe in campo dagli illustratori, l’impressione complessiva che la mostra arriva a trasmettere al visitatore è quella di assistere a un viaggio gioioso e giocoso, condotto con gusto ludico, lungo scenari e figure di una Genova (e di una Riviera) solare e festosa, giovane e vitale.
Nicola Rossello





