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Riccardo Guasco a confronto con la cartellonistica del ‘900 in una mostra a Santa Margherita Ligure

Riccardo Guasco, Liguria
Riccardo Guasco, Liguria

Uno stile personalissimo e ben riconoscibile, quello di Riccardo Guasco, capace di comunicare, attraverso originali e felici invenzioni compositive, un’energia gioiosa e festosa, rafforzata dal ricorso a una linea pulita e scattante, e a combinazioni cromatiche audaci, in cui predominano campiture di colore uniforme e tinte limpide e nette, squillanti, intensamente contrastate. Uno stile autonomo e personale, pienamente riconoscibile, si diceva, e molto grafico: sintetico e dinamico e bidimensionale; che si nutre tuttavia di richiami colti. Vedi l’attitudine dell’artista a omaggiare, con una punta di sorridente ironia, le avanguardie storiche: il Cubismo, in particolare, con cui Guasco condivide la destrutturazione della prospettiva e l’adozione di spazialità eccentriche, antinaturalistiche; ma, soprattutto, il Secondo Futurismo, quello delle vertiginose invenzioni di Fortunato Depero.

Accanto ai richiami “alti”, è possibile ravvisare in Guasco l’attenzione a certa iconografia popolare. Nei suoi lavori si possono cogliere assonanze non casuali con il linguaggio dei fumetti (è ben notoria la sua passione per Sergio Tofano e per le illustrazioni del “Corriere dei Piccoli”) e, soprattutto, con la gloriosa tradizione della cartellonistica pubblicitaria della prima metà del secolo scorso. Non un caso isolato, il suo: già a suo tempo, alcuni esponenti della Pop Art (Lichtenstein, ad esempio) avevano ravvisato nell’arte popolare di massa, nelle insegne pubblicitarie e nei fumetti una volontà democratizzante. E Guasco: “Sono innamorato del manifesto come mezzo di comunicazione utile ad una buona educazione all’immagine, un mezzo capace di portare l’arte tra la gente, per le strade, attraverso la pubblicità, con la sfida di catturare anche il passante più distratto attirandolo con la bellezza”.

Bene ha dunque fatto Laura Olivieri, curatrice dell’esposizione “Bellezze manifeste. Il viaggio e la sua immagine” che lo Spazio Aperto di via dell’Arco di Santa Margherita Ligure ospita sino al 27 settembre 2025, a porre a diretto confronto venti illustrazioni di Guasco, ciascuna dedicata a una regione d’Italia (già esposte due anni fa a Modena, al Museo della Figurina, le immagini incastrano in gustosi assemblaggi scorci di piccoli borghi, vedute, costumi e prodotti tipici delle diverse località, volendo comporre un variopinto viaggio emozionale lungo le strade del Belpaese), con le affiche promozionali realizzate da alcuni tra i maggiori cartellonisti pubblicitari italiani della prima metà del secolo scorso: Agostino Luigi Sacchi, l’antesignano (suoi i magnifici poster turistici del Portofino Kulm, risalenti ai primissimi anni del Novecento); e poi Mario Puppo, Filippo Romoli, Viero Migliorati, Luigi Martinati…, gli stessi che negli anni Trenta e Quaranta furono impegnati a promuovere, attraverso locandine di sorprendente freschezza e originalità, il paesaggio ligure: il paesaggio costiero degli stabilimenti balneari e degli alberghi di lusso, innanzitutto, divenuto all’epoca meta prediletta del turismo d’élite italiano e straniero; ma anche il paesaggio montano dell’entroterra (Santo Stefano d’Aveto – ma in questo caso le affiche di Puppo sono più recenti e risalgono agli anni Sessanta e Settanta).

Un confronto assai opportuno, dunque, che ci permettere di cogliere nel pirotecnico grafismo di Guasco un’intenzione sottilmente evocativa e “vintage”. Di fatto, in lui la profonda ammirazione per i capifila dell’”arte della strada” del primo Novecento assume talora le forme del rimpianto per una stagione artistica considerata ormai irripetibile.

Viene da pensare a quella poetica della nostalgia di cui si è nutrito a lungo certo cinema della Nuova Hollywood. Un cinema (penso, in particolare, a quello del compianto Peter Bogdanovich) che avvertiva la distanza infinita che lo separava dalla produzione dei celebrati maestri del passato, e che però, proprio a partire da questa consapevolezza, era capace di atti di coraggio (penso a film come L’ultimo spettacolo, 1971, Ma papà ti manda sola?, 1972, Paper Moon, 1973) che in molti casi si sarebbero rivelati vincenti.

Ma, per tornare alla mostra di Santa Margherita, il confronto tra le locandine dei cartellonisti del secolo passato, impostate su “inquadrature” di taglio talora audace, ma a conti fatti tradizionale, e le immagini-puzzle di Guasco ci consente di notare in queste ultime una più decisa urgenza di sintesi, un utilizzo più accentuato dei contrasti cromatici, tali da conferire alle composizioni singolari effetti di stilizzazione (un solo esempio: gli uccelli in volo e il sole al tramonto nel poster dedicato alla Liguria).

Nicola Rossello

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