HomeFotografiaA Chiavari la mostra fotografica "AttraversaMenti" di Federico Garibaldi

A Chiavari la mostra fotografica “AttraversaMenti” di Federico Garibaldi

Foto di Federico Garibaldi "La stagione della sabbia", San Gregorio, estate 2014
Foto di Federico Garibaldi “La stagione della sabbia”, San Gregorio, estate 2014

I paesaggi marini, vacanzieri ed estivi – della Puglia e della Liguria, soprattutto – restano sicuramente il luogo privilegiato su cui Federico Garibaldi ha esercitato con maggiore frequenza il suo sguardo innovativo e visionario.

A Palazzo Ravaschieri, a Chiavari (la mostra “AttraversaMenti”, curata da Denis Curti, resterà aperta sino al 23 novembre 2025), ci sono gli scatti in bianco e nero, di taglio ancora tradizionale, realizzati nei primi tempi della carriera del fotografo. In quegli stessi anni, tuttavia, egli andava sperimentando cromatismi assai decisi, ipersaturati, molto pittorici. L’intento, già allora, era quello di andare oltre la registrazione “oggettiva” della realtà fotografata per caricare quella stessa realtà di connotazioni “altre”, più ambigue, talora inquietanti (La stagione della sabbia, San Gregorio, estate 2014). Ha scritto bene Rodolfo Montuoro: l’immagine, in Garibaldi, “non traduce la realtà: la tradisce continuamente, la deforma. Non c’è riproduzione: c’è metamorfosi. La fotografia diventa un atto di rivelazione: non è specchio”.

In seguito Garibaldi ha utilizzato con sempre maggiore insistenza un sistema di schermi, filtri, viraggi, reticoli, velature, deformazioni, ingrandimenti e stratificazioni di immagini: dispositivi fisici che “producono una frattura percettiva e un’immediata sospensione del senso”. Sono procedure di ascendenza surrealista, divenute ormai la personale cifra stilistica dell’artista, una cifra ben riconoscibile e sempre fedele a se stessa, anche quando si ammanta di richiami pittorici (Solo un istante dopo, Ostuni, estate 2012; Sinestesia in viola, Otranto, estate 2015; Scrolling Down…).

Ai paesaggi costieri si sono nel frattempo affiancati i paesaggi urbani: scorci di strade e di edifici, figure, gesti (il bacio appassionato immortalato in 304, un omaggio a Les amants di Magritte) di una Milano colta attraverso i finestrini appannati di un tram in corsa da una camera fotografica che sembra voler inseguire e immobilizzare il ritmo vertiginoso, implacabile del tempo presente: un tempo che subito trascorre ed è già perduto.

Nicola Rossello

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