Un classico caso di amore a prima vista. Mauro Pierluigi, un genetista dell’Ospedale Galliera di Genova, durante un viaggio a Praga (gli anni sono quelli immediatamente successivi alla caduta del muro), s’imbatte nei pop-up di Vojtěch Kubašta, i libri animati che, sfogliati da lettori grandi e piccini, fanno emergere dalle loro pagine, come per incanto, piccoli teatri di carta dotati di fantasiose scenografie e personaggi tridimensionali. Pierluigi ne rimane folgorato e da quel giorno prende a collezionarli. Giungerà a mettere insieme una raccolta considerevole di oltre cento pezzi, tutti dello stesso autore.
Aveva visto giusto, Pierluigi. Ancora poco conosciuto in quegli anni, Kubašta acquisterà assai presto un successo e una fama internazionali. I suoi libri sono stati tradotti in innumerevoli lingue, dal ceco al tedesco, dall’inglese allo spagnolo, dal polacco al greco, dall’arabo al giapponese, al francese, all’ungherese, al finlandese (in Italia li ha pubblicati Cino del Duca). E si vendono a milioni di copie. Oggi egli è universalmente considerato uno dei più originali e innovativi e raffinati maestri del pop-up. Rassegne importanti sono state a lui dedicate in Europa e in America.
Un autentico artista, dunque. Nato a Vienna nel 1914, ma vissuto quasi sempre a Praga, Kubašta è morto nel 1992. Le sue creazioni coniugano armoniosamente le qualità dell’illustratore colto (alle sue spalle c’è la lezione del glorioso cinema di animazione cecoslovacco) e dell’ideatore di strepitose invenzioni di ingegneria cartotecnica. A caratterizzare la sua produzione, v’è l’intento giocoso e festoso di sorprendere il lettore attraverso soluzioni bizzarre, effetti stupefacenti (è stato fatto, a ragione, il nome di Fortunato Depero come uno dei numi ispiratori del maestro praghese). Colpisce l’umorismo gentile e garbato che traspare dalle sue creazioni, ma, soprattutto, il rigoroso rispetto delle leggi della prospettiva con cui imposta le scenografie dei libri animati (Kubašta aveva iniziato la carriera realizzando fondali e costumi per il teatro di marionette).
L’aspirazione di Pierluigi era quella di costituire, partendo dalla sua collezione, un museo di pop-up. Ma ci sono sogni destinati, fatalmente, a rimanere nel cassetto. Dopo la sua morte, la moglie, la signora Gandolfo, ha deciso di donare la raccolta alla Società Economica di Chiavari. Un atto generoso, che la mostra che si tiene in questi giorni nella Quadreria di via Ravaschieri (visitabile sino al 22 dicembre 2025) ha inteso doverosamente omaggiare.
A essere esposta è pressoché l’intera collezione di Pierluigi: la nutrita sezione dedicata al mondo delle fiabe classiche e popolari (Cenerentola, Biancaneve, Cappuccetto rosso, Pollicino, La bella addormentata, Il gatto con gli stivali, Hansel e Gretel…) e ai romanzi di avventure (Robinson Crusoe, Alice nel paese delle meraviglie, I viaggi di Gulliver…); i “panascopici”, la serie che, più di ogni altra, ha dato modo all’artista praghese di esercitare appieno le proprie abilità creative, e i lavori eseguiti per la Disney, ispirati a celebri film animati (Bambi, La carica dei 101, Gli Aristogatti, Il libro della giungla…); le opere che raffigurano a mo’ di guida turistica le bellezze di Praga e dei castelli della Slovacchia, e la coloratissima serie natalizia dei presepi pop-up, dove il segno si fa vieppiù ridente e leggero.
Nicola Rossello





