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Roma | “Impressionismo e oltre” – Al Museo dell’Ara Pacis in mostra capolavori dal Detroit Institute of Arts

Vincent Van Gogh, Rive dell’Oise a Auvers, 1890, Detroit Institute of Arts, Bequest of Robert H. Tannahill, 70.159
Vincent Van Gogh, Rive dell’Oise a Auvers, 1890, Detroit Institute of Arts, Bequest of Robert H. Tannahill, 70.159

A Roma, il Museo dell’Ara Pacis ospita dal 4 dicembre 2025 al 3 maggio 2026 la mostraImpressionismo e oltre. Capolavori dal Detroit Institute of Arts”, curata da Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi.

L’esposizione presenta una selezione di 52 capolavori europei realizzati tra gli anni Quaranta dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, alcuni dei quali entrati nelle collezioni del prestigioso Museo statunitense già poco dopo la loro esecuzione, che documentano una fase cruciale della storia dell’arte, attraversata da trasformazioni profonde che contribuirono a ridefinire il linguaggio pittorico moderno.

La mostra si apre con il rinnovamento dell’arte francese a partire dalla metà del XIX secolo, quando realisti e impressionisti si concentrano sulla rappresentazione della vita moderna, sulla verità del quotidiano e sulla resa immediata della percezione della luce. È il momento in cui la pittura europea comincia a mettere in discussione i codici tradizionali e a interrogare il rapporto tra percezione e realtà, inaugurando una trasformazione profonda che porterà, nel giro di pochi decenni, alle avanguardie del primo Novecento. I pittori francesi trovano nella modernità urbana e nella luce naturale la materia nuova della loro ricerca.

La prima sezione, ricca di opere emblematiche, restituisce con chiarezza questo passaggio epocale attraverso cinque dipinti di Edgar Degas, il celebre Bagnanti di Paul Cézanne e il raffinato Donna in poltrona (1874) di Pierre-Auguste Renoir, scelto come visual della mostra, ai quali si affiancano due opere più tarde di Pissarro e Alfred Sisley e un dipinto di Max Liebermann che, pur realizzato nel 1916, testimonia la persistenza e la vitalità della poetica impressionista oltre i confini della Francia.

Il racconto espositivo prosegue con le ricerche sviluppate dopo il 1886, anno dell’ultima mostra impressionista, quando la pittura francese si avvia verso una costruzione più stabile della forma e una trasformazione del colore in elemento espressivo autonomo.
La Sainte-Victoire di Cézanne esposta, databile ai primi Novecento, mostra con evidenza questa evoluzione; mentre, le opere di Renoir restituiscono un artista profondamente trasformato dalla rilettura della tradizione. I due dipinti di Vincent Van Gogh interpretano la realtà attraverso una pennellata ritmica e vibrante, comunicando con forza lo stato emotivo dell’artista.
In questi anni, come osservava il critico inglese Roger Fry coniando il termine “postimpressionismo”, l’opera d’arte si emancipa dal rapporto diretto con il reale e si configura come un’armonia autonoma, parallela al mondo visibile.

La parte centrale del percorso è dedicata alla Parigi dei primi due decenni del Novecento, quando la capitale francese si afferma come centro artistico mondiale e vede emergere figure decisive come Pablo Picasso e Henri Matisse.
Le sei opere di Picasso esposte in mostra restituiscono la complessità del suo percorso: un dipinto del periodo rosa, due della fase cubista e tre ritratti di donne sedute, dipinti dopo il 1920, segnano tappe fondamentali della sua maturità.
I tre dipinti di Matisse, realizzati tra il 1916 e il 1919, testimoniano un’evoluzione sorprendente, dal rigore geometrico delle prime ricerche a una pennellata più dilatata.
Completano questo panorama parigino le opere cubiste di María Blanchard e di Juan Gris, insieme ai dipinti espressionisti di Amedeo Modigliani e Chaïm Soutine, figure centrali della Scuola di Parigi.

In chiusura una ricca selezione dedicata all’avanguardia tedesca. Tre dipinti (di Max Pechstein, Wassily Kandinsky e Lyonel Feininger) appartengono ai grandi movimenti d’anteguerra, Die Brücke e il Blaue Reiter, mentre le altre opere (di Erich Heckel, Karl Schmidt-Rottluff, Emil Nolde, Oskar Kokoschka, Max Beckmann) risalgono al dopoguerra.

La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, coprodotta e organizzata dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da MondoMostre, con il supporto di Zètema Progetto Cultura.

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