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Rissêu. Pietre di mare e borghi di Liguria tra i golfi Tigullio e Paradiso

Rissêu. Pietre di mare e borghi di Liguria tra i golfi Tigullio e Paradiso

Il rissêu, ovvero la pavimentazione a mosaico realizzata utilizzando sassolini di vario colore (rissêu in dialetto genovese vuol dire “ciottolo”), è una caratteristica del paesaggio ligure, della Riviera di Levante in particolare, ma anche del suo immediato entroterra. Numerose sono infatti le chiese dei paesi rivieraschi e delle vallate interne (taluni ormai quasi del tutto disabitati) i cui sagrati presentano questa particolare tecnica musiva.

Gli autori del bel volumeRissêu. Pietre di mare e borghi di Liguria tra i golfi Tigullio e Paradiso”(HIROAndCO Edizioni, 2025) hanno condotto una mappatura dettagliata dei siti religiosi tra Portofino e Moneglia in cui è ancora possibile rinvenire mosaici in ciottoli (alcuni di essi sono stati oggetto, in anni recenti, di restauri conservativi condotti con tecniche tradizionali). Curato da Rosangela Mammola, il libro si avvale di un ricchissimo apparato fotografico (le immagini aeree, riprese da droni, sono di Michael Raggio) e del contributo di vari studiosi che hanno analizzato le pavimentazioni a rissêu mettendone in luce gli aspetti storici e antropologici, le tecniche costruttive e i materiali impiegati per la loro realizzazione.

Condotto per luoghi talora ben noti, più spesso sconosciuti ai più, il lettore viene a scoprire come nei secoli passati (i più antichi acciottolati a mosaico risalgono al XIV secolo) fosse l’intera comunità parrocchiale a partecipare, nelle giornate di festa, alla raccolta, alla pulitura e alla messa in opera dei ciottoli. Serpentiniti di colore nero o verde, quarzi e calcinati bianchi, grigi calcari, diaspri rossi, verdi ofioliti, rinvenuti sul litorale marino o sul greto di qualche torrente, talora estratti da una vicina cava, venivano poi posizionati e fissati, seguendo un disegno compositivo prestabilito, su una base permeabile di malta, saturando gli interstizi con sabbia fine (ciò consentiva il drenaggio della superficie coperta dal mosaico e impediva che, in caso di pioggia, il fango ristagnasse). “Un’opera corale e collettiva” (Rosangela Mammola), dunque, che esprimeva un sentimento di profonda religiosità popolare.

Solo in tempi più recenti i rissêu sono stati realizzati da artigiani rimasti per lo più anonimi (tra i pochi nomi di cui si abbiano notizie certe, la ditta Boletto, che alla fine dell’Ottocento eseguì pavimentazioni a mosaico per chiese di Portofino, Santa Margherita Ligure, Nozarego, Zoagli e Lavagna, e Antonio Sanguineti, che operò negli stessi anni a Missano).

È stato notato come i mosaici a ciottoli realizzati nelle località costiere presentino spesso raffigurazioni tratte dalla tradizione marinara: galee, brigantini o altri navigli, rose dei venti, ancore, cavallucci marini, conchiglie, delfini; o, ancora, sigle (le grandi M) riconducibili al culto della Vergine Maria, la “Stella Maris” protettrice dei naviganti. In altre occasioni, soprattutto nei manufatti eseguiti per le dimore signorili (oltre a pavimentare i sagrati e – caso meno frequente – le cupole dei campanili di chiese e conventi, i rissěu sono stati impiegati come elemento decorativo per i giardini dei palazzi e delle ville patrizie: si pensi a Villa Durazzo a Santa Margherita Ligure), prevalgono motivi ornamentali geometrici, tralci di foglie e fiori, ramage, arabeschi, volute di fantasia, o, ancora, cifre e insegne araldiche che celebrano città o famiglie nobiliari presenti sul territorio (su tutte, la casata dei Fieschi).

A lungo trascurati dagli studiosi, considerati un fenomeno di devozione popolare di scarsa rilevanza (l’antica distinzione tra arti maggiori e arti minori non ha certo giovato alla loro fortuna), i rissěu meritano oggi di essere riscoperti, studiati, salvaguardati, valorizzati. Essi fanno parte a pieno titolo del patrimonio del territorio. Barbara Bernabò li ha voluti accostare alle edicole votive: come queste ultime, piccoli gioielli di artigianato locale, anche i rissěu rischiano troppo spesso di passare inosservati agli occhi del turista distratto.

Nicola Rossello

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