Fiammingo, ma attivo soprattutto in Italia meridionale, Mathias Stom (o Stomer) fu uno dei maggiori esponenti della stagione finale del caravaggismo.
A Genova di recente è stata resa nota e presentata al pubblico presso il Museo Diocesano una sua opera inedita: la Natività. Rinvenuta quasi per caso nei locali del Convento della Visitazione del capoluogo ligure, la tela è stata sottoposta a un delicato intervento di restauro che ne ha recuperato la piena leggibilità.
Il dipinto, di forte impatto visivo, è stato concordemente riferito a Stom e assegnato agli anni Quaranta del Seicento sulla base di precise corrispondenze compositive e stilistiche con altri quadri di analogo soggetto realizzati dal maestro fiammingo in quegli stessi anni: l’Adorazione napoletana oggi conservata a Capodimonte, quella di Palazzo Madama a Torino e l’Adorazione dei pastori di Monreale. Anche nella Natività Stom descrive una scena notturna rischiarata da una luce soprannaturale: quella, intensissima, che emana dal corpo del piccolo Gesù, posizionato al centro della tela (torna pure alla memoria l’Adorazione del Bambino di Gherardo delle Notti, di cui, forse, Stom fu allievo).
Quella resa nota a Genova è un’opera in cui il naturalismo di scuola caravaggesca (i contrasti luministici che modellano i volti delle figure) si accompagna armoniosamente alla dettagliata resa formale propria della pittura fiamminga del primo Seicento: una cifra espressiva che caratterizza in particolare la fase siciliana della produzione di Stom: una stagione proficua che si concretizzò in un cospicuo numero di dipinti di qualità indiscutibile. “In Sicilia – ricorda Giovanni Papi – Stom trova quella che può definirsi la completa maturità del suo linguaggio”.
È plausibile che la tela sia stata eseguita su commissione del nobile siciliano Giuseppe Bianciforte, principe di Butera, un raffinato collezionista che possedeva un’importante raccolta di dipinti di Stom. Il quadro sarebbe poi giunto in una data imprecisata a Genova, dove le opere dell’artista fiammingo erano assai apprezzate. Le stesse non mancheranno di esercitare una forte influenza sulla pittura locale, su Gioacchino Assereto e Giovanni Battista Largetti, in particolare.
Nicola Rossello




