
La fisionomia concreta di Salvatore Castiglione resta a tutt’oggi indefinita e sfuggente. Di lui si ha, è vero, una relativa abbondanza di testimonianze archivistiche, ma il numero delle opere che sin qui gli sono state assegnate è assai ridotto, ed è tale comunque da consentirci di delineare solo in parte i contorni di una personalità artistica ancora da scoprire appieno. Si sa che egli nacque a Genova nel 1620 e che lavorò a lungo accanto al fratello maggiore Giovanni Benedetto, il celebre Grechetto, e al figlio di lui, Francesco (la fiorente bottega dei Castiglione si era specializzata nella produzione di nature morte e di scene di soggetto biblico o mitologico popolate da animali). Si sa che fu al servizio della corte dei Savoia, a Torino, e di quella dei Gonzaga, a Mantova. Rarissime, in ogni caso, le testimonianze figurative che a lui possono essere attribuite con una certa sicurezza.
Proprio per questo motivo, assume un particolare interesse e rilievo la recente restituzione a Salvatore di un’opera, l’Adorazione dei pastori, in precedenza assegnata al Grechetto. (Il quadro, un tempo della collezione Descalzi di Chiavari, ed esposto nel 2024 nella rassegna “Nuovi Argomenti” di Goldfinch Fine Arts, è entrato a far parte della Galleria Nazionale della Liguria ed è ospitato a Palazzo Spinola di Genova). Nel corso di un restauro, che ha restituito la piena leggibilità alla composizione, è emersa nella parte inferiore della stessa la sigla “SC”. Quanto basta per poter attribuire il dipinto alla mano di Salvatore Castiglione. È stata proposta una data di realizzazione compresa tra il 1645 e il 1650.
Firmata e datata 1645, è invece la celebre pala dell’Adorazione dei pastori (Natività) del fratello Giovanni Benedetto conservata nella chiesa genovese di San Luca, uno dei massimi raggiungimenti della pittura ligure del Seicento.
Inevitabilmente si sono volute individuare delle consonanze tra le due opere, peraltro assai diverse nelle rispettive soluzioni compositive e scelte iconografiche. Di fatto, motivi di contiguità andranno ricercati nella ricchezza della pasta pittorica e negli accesi contrasti cromatici tra i rosso-cinabri, i blu oltremare e i bianchi, tipici della bottega dei Castiglione. Per il resto, nell’Adorazione di Salvatore, un dipinto di indiscutibile qualità, prevale un pacato naturalismo, un’attenzione al dato veristico (la vibrante caratterizzazione fisionomica delle figure dei pastori, indagate singolarmente nei loro gesti e atteggiamenti; l’intensità espressiva del volto di san Giuseppe). Intorno al presepe e ai personaggi che lo popolano si respira un’atmosfera mite: tenerissimo il gesto di Maria che solleva delicatamente il bianco lenzuolo per mostrare il Bambino ai visitatori. Accanto alla capanna, che fa da quinta all’episodio evangelico, campeggiano i resti di un edificio antico in rovina (elementi architettonici classici compaiono sovente nelle tele dei Castiglione). Sulla destra la composizione si apre su un ampio orizzonte (si notino le montagne azzurre sullo sfondo) e su un cielo percorso da nuvole rosate.
Nicola Rossello



