All’Accademia di Carrara, nella seconda metà degli anni Ottanta, Alessandra Gasparini (classe 1964) aveva scelto di seguire il corso di pittura astratta e informale tenuto da Giorgio Ulivi. Un’esperienza – lei assicura – che le è giovata soprattutto per acquisire una piena padronanza del colore.
Di fatto, nella sua produzione l’artista ligure, tenendosi lontana dalle sperimentazioni delle neoavanguardie, è rimasta ostinatamente fedele a una linea pittorica neofigurativa e antimodernista, fondata sul rigore e l’energia del disegno e la nitida definizione delle forme. Una scelta coraggiosamente controcorrente, la sua, praticata in anni in cui andava per la maggiore la celebrazione delle ricerche extrapittoriche.
La mostra “Coup de foudre”, realizzata nella Quadreria di Palazzo Ravaschieri a Chiavari (curatrice Lia Gnecco, visitabile sino al 7 giugno 2026), si concentra sulla più recente stagione creativa della pittrice, proponendo una serie di dipinti, alcuni di grandi dimensioni, popolati, una volta ancora, da bambine (meno spesso da giovinetti) che ci fissano con sguardo interrogativo e meditabondo.
Avvolte in abiti ipertrofici, dichiaratamente inverosimili, le bambine della Gasparini troneggiano come tante piccole principesse (Salve Regina, impostata come una barocca Madre col Bambino, Le petit prince, Marea, L’acquario…) o fluttuano nell’aria come spiritelli fiabeschi (La falconiera, La reine…) entro fondali dal colore acceso e uniforme o in interni di stanze e di case stipati di poltrone, divani, tappeti, nonché di oggetti disparati, animati e inanimati (piante di fichidindia, fiori, uccelli, pesciolini, vasi, pennelli, giocattoli, mollette…). Un palcoscenico eccentrico, giocato talora su distorsioni spaziali, su cui inscenare fantasie festosamente arabescate; décor talvolta liberamente ispirati agli arredi delle sedi espositive che offrono ospitalità alle opere della pittrice: è quanto avviene anche a Chiavari, dove in alcuni dipinti trovano posto le poltrone e le sedie chiavarine e il pavimento alla veneziana di Palazzo Ravaschieri.
Pervase da un’aura enigmatica, le composizioni della Gasparini (citiamo ancora Haiku, Napoleonesss, Domenico veste Gnoli su base Picasso) sono dotate di un’atmosfera segnatamente straniata e ipnotica, che può richiamare alla memoria la pittura di Balthus (complice anche la comune frequentazione con Giorgio Soavi). E tuttavia, al di là delle consonanze linguistiche e di stile, in Alessandra Gasparini prevale una visione classicista-surreale (penso a una tela come Trasfigurazione, ad esempio) personalissima, capace di dare vita a un immaginario specifico e ben riconoscibile nelle sue suggestioni funamboliche.
Nicola Rossello



