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A Milano una mostra dedicata a Paul Troubetzkoy

Paul Troubetzkoy (1866-1938), Giovanni Segantini, 1896, Bronzo, 113 × 72 × 46 cm, Verbania, Museo del Paesaggio - Foto © Francesco Lillo
Paul Troubetzkoy (1866-1938), Giovanni Segantini, 1896, Bronzo, 113 × 72 × 46 cm, Verbania, Museo del Paesaggio – Foto © Francesco Lillo

Paul Troubetzkoy (Intra 1866 – Pallanza 1938), di origini aristocratiche (era figlio di un principe russo, impegnato nella diplomazia, e di una pianista e cantante lirica americana), fu un artista assai ammirato in vita e di strepitoso successo.
La stessa critica del tempo seppe individuare in lui uno scultore di grande talento, uno dei maggiori della sua epoca. Vittorio Pica arrivò a paragonarlo ad Auguste Rodin.
Tra le sue realizzazioni più note quella della statua equestre dello zar Alessandro III (1900-1909), a San Pietroburgo.

Dopo la sua morte però sull’artista cadde l’oblio. Il suo stile scultoreo non rispondeva più ai canoni della moda. Solo in anni recenti egli è tornato a suscitare l’attenzione degli studiosi, e la sua produzione a essere riscoperta, riletta, rivalutata.

Ne dà piena conferma la bella mostra monografica “Paul Troubetzkoy. Lo scultore della Belle Époque” ospitata alla GAM di Milano (aperta sino al 28 giugno 2026; curatore Omar Cucciniello).
La retrospettiva, che ha già fatto tappa a Parigi al Museo d’Orsay, intende attraversare l’intera vicenda artistica e umana di Troubetzkoy proponendo una ottantina di opere raggruppate in cinque sezioni tematiche e cronologiche insieme. Il nucleo più consistente delle sculture esposte proviene dal Museo del Paesaggio di Verbania, a cui l’artista, alla sua morte, aveva lasciato buona parte della sua produzione.

Troubetzkoy si era formato negli ambienti della Scapigliatura milanese. Aveva studiato pittura con Davide Ranzoni, che già lo aveva ritratto, bambino, assieme ai fratellini, in un celebre dipinto del 1874, I figli del principe Troubetzkoy con il cane. Altri esponenti della Scapigliatura, come Tranquillo Cremona e lo scultore Giuseppe Grandi, ebbero un ruolo decisivo nel guidarlo nei suoi primi passi, indirizzandolo verso un plasticismo innovativo, lontano da ogni vincolo accademico. Con Grandi in particolare, Troubetzkoy, nella sua prima stagione lombarda, condivise la tendenza a ricreare in scultura effetti di luminosità pittorica e, insieme, la propensione a sfaldare i contorni e le superfici dei modelli, a farli vibrare, a conferire loro la sensazione del movimento. L’intento era quello di restituire l’immagine fisica ma anche morale del soggetto ritratto, ricorrendo a una raffigurazione talora audacemente abbozzata, poco rifinita, lontana dalla levigatezza descrittiva dell’arte accademica, ma di estrema immediatezza, capace di riprodurre con realismo tutto moderno la personalità del modello attraverso un’espressione fugace, un gesto spontaneo e rivelatore, una postura insolita. Si pensi a Primavera, uno splendido busto in bronzo del 1895, proveniente dalla GAMC di Roma: una figura allegorica che incarna la giovinezza e la rinascita della natura: di fatto, il ritratto della cognata Amelie Rivers.

Troubetzkoy condusse una esistenza da artista cosmopolita, realizzando lunghi soggiorni tra l’Italia e la Russia, la Francia e gli Stati Uniti. Trasferitosi a Parigi, divenne in breve tempo l’interprete acclamato della vita mondana della Belle Époque. La sua elegante e raffinata ritrattistica scultorea, affine per certi versi a quella, pittorica, di Boldini e Sargent, gli procurò fama e successo. Per lui posarono artisti e intellettuali, politici e personaggi dell’élite internazionale, da Tolstoj (che ritrasse a più riprese durante il suo soggiorno in Russia: a cavallo, a figura intera, a mezzo busto, a grandezza naturale, in piccolo formato) a Rodin, da Boldini a Puccini, da Anatole France a Toscanini, da D’Annunzio a Caruso, da Clemenceau a Franklin Delano Roosevelt, dalla baronessa de Rothschild a Rolland Garros, alla marchesa Casati

Alla GAM spiccano, tra gli altri, il ritratto di Sorolla, 1908-1909 (il pittore spagnolo è colto in una postura disinvolta: seduto in poltrona, le gambe accavallate, una sigaretta in mano), quello di Giovanni Segantini (un busto in bronzo del 1896, da cui emerge la fisionomia di un uomo fiero, sicuro di sé, che lo scultore raffigura in una posa di quieta naturalezza, mentre tiene i pollici sotto il panciotto), il busto dedicato a George Bernard Shaw, che di Troubetzkoy fu amico ed estimatore (“lo scultore più sorprendente dei suoi tempi”, ebbe a definirlo), mentre il ritratto del 1907 del Conte Robert de Montesquiou, un personaggio di spicco della mondanità parigina, che ispirerà a Proust la figura del barone de Charlus, è posto a diretto confronto con il celebre dipinto che gli dedicò Boldini (assai simile è l’impostazione di tre quarti adottata dai due artisti e l’impressione di disinvoltura che il personaggio ci comunica).

Un posto di rilievo tra le composizioni di Troubetzkoy occupano le sculture dedicate alle ballerine, esili figurette a cui seppe conferire fluidità ed energia di movimenti, grazia, eleganza, leggerezza: Lady Constance Stewart Richardson, 1914, colta in una posa dinamica, la gamba destra sollevata, il braccio sinistro esso pure sollevato davanti al volto, l’altro disteso all’indietro, M.lle Svirsky, 1909, Danzatrice spagnola (La Argentina), 1910; mentre la ricerca di una dimensione più intima e familiare, di calda, affettuosa atmosfera domestica, è quella che l’artista conduce nei suoi numerosi ritratti di bambini o di madri con figli: Maternità, 1898, Madre e figlio, 1907…

Vegetariano convinto, Troubetzkoy fu uno scultore animalista, autore di opere sorprendenti (Gli amici fedeli, 1897, Bambina seduta con cane, 1906, Come puoi mangiarmi?, 1912), in cui manifestava concretamente il suo rispetto per ogni forma di vita (rispetto che condivideva con Tolstoj e Shaw) e la simpatia verso gli animali, modellati sempre con grande cura.

Un corpus particolare della sua produzione è infine costituito dalle figurine di cow boy e capi pellerossa, opere ispirate al tema del Far West, che appassionò lo scultore da quando a Milano, nel 1890, ebbe modo di assistere agli spettacoli del celebre circo di Buffalo Bill, e che trovò poi ulteriore alimento nel corso dei lunghi soggiorni in America dell’artista negli anni Dieci del Novecento: Guerriero indiano su un cavallo al galoppo, 1890, Cavaliere indiano in vedetta, 1893, Indiano pellerossa, 1911…

Nicola Rossello

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