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Danielle Van Zadelhoff, a Genova la mostra “Timeless. Ritratti tra rigore fiammingo e spiritualità contemporanea”

Sono immagini intensissime, contraddistinte da potenti contrasti chiaroscurali, quelle che Danielle Van Zadelhoff realizza attraverso i suoi scatti fotografici (creazioni che vengono a comporre una ritrattistica “pittorica” che è sicuramente il punto di forza dell’intera produzione dell’artista). I volti e i corpi delle figure – figure in maggioranza femminili, quasi sempre a mezzo busto, talora a colori, più spesso in bianco e nero – emergono da un fondo scuro e uniforme per offrirsi a una luce la cui fonte resta indefinita, e raccontare di intimità ed emozioni segrete, affetti, malinconie, timori, speranze, e trasformarli in poesia visiva (“Mi ispiro ai grandi temi della vita: la solitudine, la vulnerabilità, le emozioni pure e crude della vita quotidiana. Voglio catturare tutto questo nell’immagine, qualcosa che è quasi invisibile, ma sempre presente”).

Il rigoroso e sapiente utilizzo della luce (“Sono sempre affascinata dalla luce. In essa i modelli trascendono se stessi e suggeriscono qualcosa di universale”), così come il taglio compositivo delle immagini, l’attenzione al dettaglio minuto, la scelta delle pose e della tipologia dei personaggi (che indossano talora copricapi e corpetti di foggia antica), presentano richiami evidenti e dichiarati con la ritrattistica di intonazione introspettiva dei grandi maestri fiamminghi e olandesi del Seicento.

Nata nel 1963 ad Amsterdam, prima ancora di scoprire la fotografia (nel 2013) e di formarsi professionalmente ad Anversa, dove ora vive e lavora, Danielle Van Zadelhoff si è nutrita di cultura figurativa nordeuropea: quella dei Primitivi del Quattrocento, ma soprattutto quella dei pittori dell’età barocca, gli stessi che hanno praticato largamente la tecnica del chiaroscuro.

Al Museo Diocesano di Genova, dove fino al 29 luglio 2026 è in corso la mostra “Timeless. Ritratti tra rigore fiammingo e spiritualità contemporanea”, Clelia Belgrado e Paola Martini, le curatrici del percorso espositivo, hanno voluto mettere in dialogo taluni scatti della Von Zadelhoff con dipinti della collezione permanente (di Luca Cambiaso, Anton Maria Vassallo, Mathias Stom). Il confronto mira a far emergere le valenze etico-religiose delle fotografie. In queste ultime il contrasto drammatico tra la luce e l’ombra costringe l’osservatore a concentrare la propria attenzione sul soggetto ritratto, come avveniva in passato nella pittura di Caravaggio o di La Tour. Talune immagini offrono al visitatore l’impressione di trovarsi di fronte a moderne variazioni sul tema della Vergine e il Bambino, o della Maddalena penitente, o del “memento mori” (Madonna, 2014; Mistero, 2014; Transitorietà, 2016; Maddalena, 2017). Altre composizioni ci restituiscono appieno il racconto del dramma umano del vivere, con le sue ansie, inquietudini e speranze (Turbante blu, 2015; Crescere, 2015; Chloe, 2016; Fragilità, 2016; Figlia, 2021; Fiducia, 2023; Non spingermi, 2023…).

Nicola Rossello

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