HomeMostre ed Eventi"Futurismo", mostra a Genova

“Futurismo”, mostra a Genova

Futurismo, mostra a Genova, Palazzo della Meridiana - Foto di Angela Ghio
Futurismo, mostra a Genova, Palazzo della Meridiana – Foto di Angela Ghio

Il Secondo Futurismo (la definizione è del critico Enrico Crispolti), a cui è dedicata la rassegna di Genova (a Palazzo della Meridiana; curata da Simona Bartolena e Armando Fettolini; visitabile sino al 12 luglio 2026), nasce negli anni Venti del Novecento, dopo che gli sconvolgimenti della Grande Guerra avevano sancito la crisi delle Avanguardie storiche europee. Se tra il 1909 e il 1916 le opere di Boccioni e di altri avevano segnato un momento cruciale di frattura con il passato, venendo a ratificare la nascita, sulla scena figurativa italiana, di una vera e propria rivoluzione estetica, ora il movimento – o quello che di esso era rimasto: Boccioni, Sant’Elia, Carlo Erba avevano trovato la morte durante il conflitto – deve misurarsi con un nuovo ordine politico e sociale, e con il rappel à l’ordre che dominava il clima culturale di quegli anni.

Rinunciando agli interventi provocatori e chiassosi della stagione eroica (si pensi alle tumultuose serate futuriste animate da Marinetti e dai suoi fedeli), il Secondo Futurismo si propone di allargare il proprio spazio di azione aprendosi alle più diverse discipline espressive, dal cinema al teatro, dalla musica alla moda, dall’arredamento alla cucina (celebre la sua “guerra alla pastasciutta”), alla grafica pubblicitaria (la mostra assegna una sezione specifica alle proposte realizzate da Nicolay Diulgheroff e Fortunato Depero per la ditta Campari). La “ricostruzione futurista dell’universo” teorizzata da Balla e Depero comportava il superamento degli ambiti tradizionali della pittura e della scultura e l’intervento attivo nella vita quotidiana.

Il mito tipicamente futurista della macchina (l’automobile come simbolo di modernità, velocità, dinamismo; “più bella della Vittoria di Samotracia”, l’aveva cantata Marinetti) trova ora un rinnovato impulso, in continuità con le ricerche d’anteguerra, nell’aeropittura, di cui Gerardo Dottori fu teorico e ideatore. L’aeroplano e la visione aerea, “estranea alle consuete demarcazioni fra centro e periferia” e capace di una superiore e “nuova prospettiva spaziale” (Vittorio Sgarbi), diventano il soggetto di tanta pittura futurista (Il fiume e Paesaggio aereo dello stesso Dottori; Luci e aerei sui borghi di Alessandro Boschetti; Lo stormo di Tato; Aeropittura e Porto mediterraneo in festa di Barbara, una donna artista che ebbe un ruolo di rilievo nel gruppo); una pittura che arriva a rinunciare a ogni intento mimetico, di riproduzione realistica della realtà, per dare vita a raffigurazioni cosmiche, mentali, orientate verso astrazioni spaesanti. Tant’è che nei lavori di alcuni futuristi si può cogliere un’eco delle esperienze surrealiste che andavano maturando proprio in quegli anni. Penso a Fillia, soprattutto (Senso di gravità e aeropittura, Equilibrio di elementi aerei, Paesaggio), ma anche a Bruno Munari (Mistero cosmico), Elia Vottero (Aeropittura-disintegrazione), Libero Verzetti (Composizione): autori tutti le cui opere fanno pensare, a tratti, alle atmosfere sospese di un Dalì.

Fortunato Depero, del Secondo Futurismo, fu l’artista di più larga notorietà. Egli seppe dare forma a un universo personale festoso e giocoso, “coloratissimo e luminosissimo”, visivamente accattivante. Le sue vertiginose invenzioni compositive, di felice intonazione fiabesca e non prive di garbato umorismo, erano condotte con stile sintetico e dinamico, ridente e leggero, ricorrendo a campiture di colore uniforme e a una tavolozza accesa, squillante. A Palazzo della Meridiana si potranno ammirare, oltre alle sue composizioni pubblicitarie (su tutte, due spiritose moquette in legno: Pupazzo con cannuccia e Pupazzo che beve il Campari soda), Nitrito in velocità, un collage su carta (Numeri) e una tempera su cartone (Angelo per il Cabaret del diavolo).

Una sezione del progetto espositivo si sofferma sugli apporti del movimento alla scena artistica ligure (il Secondo Futurismo, altra caratteristica sua peculiare, ebbe larga diffusione in tutte le regioni d’Italia, dal Trentino di Depero alla Sicilia di Pippo Rizzo, il maestro di Guttuso). Accanto alle celebri ceramiche della manifattura di Albissola, spiccano in mostra i dipinti di chi, come Giuseppe Cominetti (Danza del fuoco o Danza dei fauni) e Sexto Canegallo (Zincone), nei primissimi anni del movimento seppe muoversi tra un divisionismo con coloriture simboliste e le nuove sperimentazioni avanguardistiche.

Nicola Rossello

Mostre

Mostra di Bertozzi e Casoni a Genova

Formatisi a Faenza, Giampaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni hanno lavorato assieme per oltre quarant’anni sulla tecnica della ceramica policroma, dando vita a...
La Sapienza Università di Roma - Foto di Diego Pirozzolo
Fondazione Roma Sapienza, “Arte in luce” XI edizione

CINEMA

TELEVISIONE