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Mostra di Bertozzi e Casoni a Genova

Alla galleria ABC-ARTE di Genova la mostra “Bertozzi & Casoni. What’s the most incredible thing you’ve done?”. Recensione

Carnival, 2025, ceramica policroma, cm 20x60x34, Courtesy ABC-ARTE Genova | Milano, Copyright Bertozzi & Casoni
Carnival, 2025, ceramica policroma, cm 20x60x34, Courtesy ABC-ARTE Genova | Milano, Copyright Bertozzi & Casoni

Formatisi a Faenza, Giampaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni hanno lavorato assieme per oltre quarant’anni sulla tecnica della ceramica policroma, dando vita a un linguaggio figurativo personalissimo che ha ottenuto larghi riconoscimenti a livello internazionale.

Il loro sodalizio, nato a Imola nel 1980, si è interrotto con la morte di Casoni nel 2023, anche se Bertozzi, nelle sue opere più recenti, ha deciso di restare fedele alla cifra stilistica che in passato ha contraddistinto la loro collaborazione.

Alberto Mattia Martini, che ha curato l’esposizioneBertozzi & Casoni. What’s the most incredible thing you’ve done?” in corso sino al 10 settembre 2026 alla ABC-ARTE di Genova, propone di leggere le opere di Bertozzi e Casoni come una riflessione critica sull’odierna società dei consumi, sul disfacimento delle cose, sulla loro fatale caducità.

Una riflessione condotta attraverso una serie di sculture basate sull’assemblaggio e sulla sovrapposizione di elementi eterogenei: accostamenti imprevedibili e surreali di avanzi alimentari, piatti sporchi, gusci di uova (Vassoio con corno, 2017; Istantanea, 2022; Cappello celeste, 2023; Pausa, 2023; Carnival, 2025) e rifiuti urbani (Terra!, 2019), su cui la presenza incongrua di animali fuori contesto assume una valenza enigmatica. È il caso di Chicco House, 2005, Piccola composizione con fauno, 2011, Vassoio Ma, 2018, Barile Spix, 2022, ma soprattutto del Fenicottero degli stracci, 2022, una raffigurazione che, sin dal titolo, si richiama alla celebre Venere degli stracci di Pistoletto.

Il tutto non privo di un certo garbato umorismo (vedi, con Clay Island, 2016, l’omaggio burlesco alle scatolette di Piero Manzoni) e di un’attenzione alla “bella forma”, che si evidenzia in modo particolare in quei lavori di dichiarata impronta iperrealistica (Tavolino emisfero con composizione floreale, 2022; Vaso fiorito, 2023) in cui oggetti di uso quotidiano si offrono allo sguardo dello spettatore con assoluta, “fotografica” precisione mimetica, tanto da ingenerare il dubbio percettivo, l’inquietudine di chi si trova a esitare sulla sostanza reale o artificiale di ciò che sta osservando. È l’inquietudine, prossima alla categoria freudiana del “perturbante”, che nasce dalla rivelazione della dimensione “altra”, ambigua e oscura, in ciò che a tutta prima può apparire come familiare e rassicurante.

Nicola Rossello

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