La donna nella pittura italiana dell’800

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Stefano Novo, Conversazione al balcone, Olio su tela, 52x74 cm

Le gallerie Bottegantica e Ambrosiana di Milano dall’8 novembre al 23 dicembre 2012 ospiteranno la mostra “La donna nella pittura italiana dell’800”.
Un progetto che intende documentare il ruolo di protagonista che la donna ebbe nella seconda metà dell’Ottocento nelle opere dei grandi artisti di quel periodo.

La sezione curata da Enzo Savoia alla Galleria Bottegantica, dal titolo Dalla Scapigliatura alla Belle Epoque, raccoglierà trenta opere di artisti attivi nell’arco di tempo che va dalla Scapigliatura milanese fino agli anni della Belle Epoque: Mosè Bianchi, Beppe e Emma Ciardi, Luigi Conconi, Vittorio Matteo Corcos, Giacomo Favretto, Arnaldo Ferraguti, Bartolomeo Giuliano, Vincenzo Irolli, Pompeo Mariani, Alessandro Milesi, Luigi Nono, Ettore Tito, Alessandro Zezzos.
Il percorso offrirà un approfondimento per il lavoro di Giovanni Boldini, straordinario cantore della bellezza femminile e protagonista indiscusso della Belle Epoque parigina, attraverso una preziosa selezione di dipinti, tra cui Nudo di donna con calze nere, Donna in riposo, Giovane signora nell’atelier e le figure di Madame Lantelme e Irene Catlin: opere in cui la donna è raffigurata in smaglianti ritratti ufficiali o in pose più ardite e sofisticate, nelle quali l’artista ferrarese riesce sempre a estrarne un’immagine sintetica e folgorante.

Alla Galleria d’Arte Ambrosiana, Francesco Luigi Maspes curerà invece la sezione Tra ritratto e paesaggio, con venti opere che documentano l’evoluzione dell’immagine femminile nella seconda metà dell’Ottocento nei generi del ritratto e del paesaggio, attraverso i lavori di Angiolo Achini, Leonardo Bazzaro, Mosè Bianchi, Enrico Crespi, Giuseppe De Nittis, Bartolomeo Giuliano, Domenico Induno, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Daniele Ranzoni, Giovanni Sottocornola.
Il tema del ritratto sarà analizzato nel senso più esteso, dall’immagine del volto alla figura intera, di gruppo, familiare e non, in situazioni ufficiali, mondane o intime; ma anche del suo relazionarsi con il genere del paesaggio, che diventa in questo caso paradigma di sensazioni, deposito di memorie.

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