Burri e Scianna in mostra alla Casa dei Tre Oci di Venezia

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René Burri, Los Angeles, California, USA, 1984 © René Burri / Magnum Photos

René Burri, Los Angeles, California, USA, 1984 © René Burri / Magnum Photos

La Casa dei Tre Oci di Venezia presenta, dal 26 agosto 2016 all’ 8 gennaio 2017, due progetti espositivi dedicati ad altrettanti grandi maestri della fotografia: René Burri e Ferdinando Scianna.
Le sale del prestigioso palazzo veneziano sull’isola della Giudecca si aprono, infatti, alle rassegne “René Burri. Utopia”, curata da Michael Koetzle, e “Ferdinando Scianna. Il Ghetto di Venezia 500 anni dopo”, curata da Denis Curti. Ques’ultima mostra è frutto del lavoro fotografico realizzato, su incarico di Fondazione di Venezia,  appositamente per i Tre Oci in occasione del Cinquecentenario della fondazione del Ghetto ebraico a Venezia.
I due diversi progetti si snodano autonomamente seguendo un percorso che parte dalle 100 opere di René Burri e che si conclude con le oltre 50 fotografie inedite di Ferdinando Scianna.

René Burri. Utopia” riunisce le immagini del grande artista svizzero dedicate all’architettura, con scatti di famosi edifici e ritratti di architetti.
La fotografia di Burri nasce dal bisogno di raccontare i grandi processi di trasformazione e i cambiamenti storici, politici e culturali del Novecento con una forte attenzione verso alcuni personaggi (indimenticabili i suoi ritratti di Che Guevara e Pablo Picasso) che ne hanno fatto parte. Accanto ai loro ritratti e alle loro costruzioni, in Utopia si ritrovano anche le immagini di eventi storici particolarmente densi di contrasti e di speranze, come la caduta del muro di Berlino o le proteste di piazza Tienanmen a Pechino nella primavera del 1989.

L’ultimo piano della Casa dei Tre Oci ospita, invece, “Ferdinando Scianna. Il Ghetto di Venezia 500 anni dopo”.
Scianna ha realizzato un reportage fotografico in pieno stile Street Photography, raccogliendo immagini inerenti la vita quotidiana del Ghetto, senza tralasciare ritratti, architetture, interni di case e luoghi di preghiera.
Chiese, ristoranti, campi, gondole sono i soggetti che animano il panorama visivo del progetto. Da segnalare, in questa narrazione, la compresenza di una dimensione simbolica, storica, rituale, intrinsecamente connessa a luoghi e gesti, e una semplicità nella descrizione di un tempo presente e ordinario.
La mostra “Il Ghetto di Venezia 500 anni dopo” è accompagnata da un catalogo bilingue (italiano e inglese) Marsilio Editori, che presenta, tra gli altri, i testi di Donatella Calabi, Denis Curti, Paolo Gnignati e Ferdinando Scianna.

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