Opere dalla Collezione Maria Cernuschi Ghiringhelli al Man di Nuoro

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Pietro Consagra: colloquiocolvento_1962_Courtesy Museo Villa Croce Genova, Opere dalla Collezione Maria Cernuschi Ghiringhelli

Pietro Consagra: colloquiocolvento_1962_Courtesy Museo Villa Croce Genova, Opere dalla Collezione Maria Cernuschi Ghiringhelli

È dedicata alla collezione di Maria Cernuschi Ghiringhelli la mostra, che fino al 25 febbraio 2017, è aperta al pubblico al Man di Nuoro.

Una visione astratta. Opere dalla Collezione Maria Cernuschi Ghiringhelli” presenta al pubblico il cuore di questa collezione privata, rappresentativa di un momento storico e artistico fondamentale, ma anche specchio di storie, scelte, pulsioni e sentimenti personali della sua artefice.

Partendo da alcuni opere chiave dell’astrattismo italiano degli anni Trenta, passando per le ricerche percettiviste e preconcettuali degli anni Sessanta, fino all’arte Optical e la Nuova Pittura degli anni Settanta e Ottanta, la mostra, a cura di Ilaria Bonacossa e Francesca Serrati, ripercorre la storia della collezione – conservata presso il Museo di Villa Croce a Genova – dialogando con alcuni dei principali movimenti artistici e autori del Novecento italiano.

L’incontro di Maria Cernuschi con l’arte si deve al marito Gino Ghiringhelli, artista e proprietario della galleria milanese “Il Milione”, luogo fondamentale per la promozione dell’arte astratta in Italia. Tra il 1934 e il 1935 la galleria presenta il lavoro di artisti quali Kandinsky, Vordemberge-Gildewart, Albers, Fontana, Licini, Melotti ed è il primo spazio espositivo a ospitare opere di Soldati, Radice, Rho e Veronesi. Nel 1933 la Galleria aveva supportato la pubblicazione di Kn, saggio di critica d’arte di Carlo Belli, dedicato proprio a Maria Cernuschi Ghiringhelli, e definito da Kandinsky “il vangelo dell’arte astratta”.

Nel 1940, anno della separazione dal marito, Maria Cernuschi inizia ad acquistare una serie di quadri che diventano testimonianza di una nuova fase della sua vita, rappresentando, più che una scelta documentaria, una spinta sentimentale che la porta a definire la propria raccolta non come una collezione razionale, ma più semplicemente come la “sua” collezione (“i miei quadri”). Nel 1950, stanca dell’ambiente milanese, si trasferisce in Liguria, dove respira un clima nuovo, culturalmente vivo, grazie alla presenza di un nutrito gruppo di artisti attivi soprattutto presso le fabbriche di ceramica di Albisola.

A partire dal 1965 gli acquisti si fanno sempre più frequenti e le scelte più rigorose. I criteri di acquisizione abbandonano la sfera privata e si orientano sempre più verso il tentativo di documentare in maniera organica gli esiti della ricerca artistica contemporanea, soprattutto italiana, nell’ambito dell’astrazione. Una scelta che, negli anni Settanta, trova un elemento di specificità nell’attenzione alla ricerca portata avanti nel contesto ligure.

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