Gino Rossi a Venezia. Dialogo tra le collezioni di Fondazione Cariverona e Ca’ Pesaro

Gino Rossi, Barene a Burano, 1912-13, olio su cartone, cm 59,5x70,4, Collezione Fondazione Cariverona ©Archivio Fotografico Fondazione Cariverona - Saccomani, Verona
Gino Rossi, Barene a Burano, 1912-13, olio su cartone, cm 59,5×70,4, Collezione Fondazione Cariverona ©Archivio Fotografico Fondazione Cariverona – Saccomani, Verona

È dedica a Gino Rossi, a 70 anni dalla sua scomparsa, la mostra che dal 23 febbraio al 20 maggio 2018 resterà aperta al pubblico alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia.

L’esposizione, curata da Luca Massimo Barbero ed Elisabetta Barisoni, si sviluppa intorno ad alcuni capolavori di Gino Rossi, realizzati nel corso di una carriera artistica breve eppure intensissima. Alle opere di Ca’ Pesaro si affianca il nucleo di significativi lavori raccolti e conservati nella collezione di Fondazione Cariverona.

Gino Rossi a Venezia ripercorre la vita artistica del pittore attraverso alcuni dei suoi capolavori più significativi. Allo stesso tempo la mostra è l’occasione per mettere a confronto queste opere con quelle dei contemporanei capesarini e per sottolineare ancora una volta la forza espressiva e la personalità unica e dirompente di Rossi.

È anche un momento per rivivere la vicenda dell’Opera Bevilacqua La Masa e le collezioni della Galleria Internazionale d’Arte Moderna attraverso il prezioso nucleo di dipinti di Gino Rossi, acquisiti con intelligenza e conservati con grande passione dalla Fondazione Cariverona.

Gino Rossi è nato a Venezia da famiglia benestante, studia dapprima a Fiesole e poi a Venezia. Nel 1907 si reca a Parigi con l’amico e collega Arturo Martini e lì entra in contatto con le opere di Gauguin, Van Gogh e i Fauve. Rientrato in Italia si avvicina al cenacolo artistico di Ca’ Pesaro partecipando ad alcune delle mostre curate dal critico Nino Brabantini. Nel 1912 è di nuovo a Parigi ed espone al Salon d’Automne accanto ad Amedeo Modigliani. Dopo essere tornato a Venezia continua la sua esperienza artistica concentrandosi sui ritratti degli umili e su paesaggi buranesi e asolani, in dialogo con i primi paesaggi nordici dipinti durante i soggiorni in Bretagna. Chiamato alle armi durante la Prima Guerra Mondiale, ne torna scosso nel fisico e nella mente a causa della prigionia e di varie vicissitudini familiari. Tra il 1918 e il 1924 la sua arte risente molto delle esperienze cubiste e dell’influenza di Cezanne. Nel 1925 viene internato in un istituto di igiene mentale a Treviso dove morirà nel 1947.

L’esposizione, che è organizzata in collaborazione con Barcor17, è arricchita da un catalogo edito da Marsilio.