Guido Biasi. Un eretico dell’arte

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Guido Biasi, Hommage à la Hollande, 1969, olio su tela, cm.129,5x131,5La Galleria Blu di Milano dal 23 settembre al 7 novembre 2008 presenta la personale di Guido Biasi, artista di indubbio talento scomparso improvvisamente e prematuramente.
Il titolo dell’esposizione, Guido Biasi. Un eretico dell’arte, trae origine dalle parole stesse dell’artista: “Io sono, come artista, un eretico. Si tratta di un’eresia di concezione. Eretico è lo spirito della mia pittura, eretica ne è l’atmosfera. Eretici sono il colore, lo spazio (euclideo), la tecnica che impiego (tradizionale), la tematica (figurativa) ecc. Eppure la mia pittura è moderna”.

Guido Biasi, Palimpsest, 1981, olio su tela, cm.110x130Infatti, l’opera di Biasi nelle sue svariate fasi – compresa quella surrealista (partecipò a New York all’Esposizione Internazionale del Surrealismo nel 1960) – mantiene un’unità stilistica esemplare, cui soltanto un vero eretico dell’arte poteva dare vita.
La sua posizione singolare nella dialettica artistica gli ha meritato tra l’altro l’ospitalità allo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1969.

In mostra vengono presentati vari cicli del lavoro dell’artista attraverso venti opere particolarmente importanti e significative di ciascun periodo: a cominciare dagli anni del “movimento nucleare”, attraverso le “mnemoteche” fino alle “museologie”.

Guido Biasi, nato a Napoli nel 1933, si forma al Liceo artistico e all’Accademia di Belle Arti della sua città. A partire dal 1954 partecipa al Movimento di Pittura Nucleare e nel 1957 firma, con Colucci, Manzoni, Sordini e Verga, “Il manifesto per la pittura organica” e nello stesso anno redige il “Manifesto di Albisola Marina” firmato dagli stessi artisti. L’anno successivo, con Luca (Luigi Castellano), Del Pezzo, Di Bello e Fergola, partecipa alla formazione di “Gruppo ‘58” di cui redige il manifesto. Dal 1959 collabora con la rivista “Documento sud” e, successivamente, con “Linea sud”. Nel 1960 si trasferisce a Parigi in modo definitivo anche se le sue opere continuano a essere proposte in Italia. Nei primi anni della sua vita parigina partecipa alle attività del gruppo “Phases” e collabora con l’omonima rivista così come con la rivista “Edda” pubblicata a Bruxelles. A partire dal 1968 torna, però, spesso a Milano anche per lunghi soggiorni. Muore a Parigi nel 1983.
L’elenco della sue mostre personali documenta un’attenzione al suo lavoro da parte di gallerie di tutta Europa, fin dai primissimi anni Sessanta. Lo troviamo da subito a Basilea, Francoforte, Amburgo, Colonia, Londra, Parigi. Nel 1964 è a New York. Quindi, per rimanere alle presenze all’estero, ecco ancora Bruxelles, Amsterdam, Stoccolma, Grenoble, Malmoe, Bourges, Châteauroux, ecc.
In Italia, oltre alle mostre che hanno toccato le città più importanti e le gallerie più attente di quegli anni, si ricordano le sue partecipazioni al Premio Lissone (1965 e 1967), alla Biennale di Venezia (1972) alla Quadriennale di Roma (1972). Significativi dell’interessante periodo di ricerca della prima metà degli anni Settanta, sono anche l’invito alla Biennale Internazionale di San Paolo del Brasile (1972) e al XXV Salone della Giovane Pittura di Parigi (1974). Su di lui hanno scritto in Italia i critici più qualificati, da Crispolti a Barilli, Fagone, Schwarz, Menna, Sanguineti, Caramel e Mario De Micheli.

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