A Lecco retrospettiva dell’artista russo Dmitrij Aleksandrovič Prigov

Zakat (Sunset) 1996 cm 30,5 x 40,5 tecnica mista su fotografiaLa Galleria Melesi di Lecco presenta dal 3 ottobre al 24 dicembre 2009 un’ampia retrospettiva dell’artista russo Dmitrij Aleksandrovič Prigov.
La sezione principale della mostra è dedicata agli evocativi disegni eseguiti su fogli di giornale, molti dei quali risalgono a prima del 1989  e, pertanto, storici e rarissimi.

Prigov è in grado di raccontare o, meglio, di rappresentare la storia politica e culturale del suo Paese, attraverso i nomi dei suoi principali attori: Lenin, Stalin, Gorbaciov, scritti in caratteri cirillici sopra le parole degli articoli che giorno dopo giorno, nel corso degli anni, hanno raccontato le vicende di cronaca e i grandi eventi che hanno segnato la vita del popolo russo.

Con una parola, con un nome Prigov mette in moto il processo mnemonico dello spettatore, richiama alla mente fatti e circostanze che hanno fatto la storia del suo Paese. L’operazione ha indubbiamente una forte componente concettuale, ma i fogli di Prigov hanno anche una grande potenza visiva e il suo segno è incisivo e marcato.

Bukharin 1996 cm 90 x 65 tecnica mista su giornaleNelle opere dedicate ai mostri, provenienti da un immaginario fantastico e onirico, si scopre un disegnatore di straordinaria abilità. Estetizzanti e formalmente curatissime sono le fotografie, sulle quali spesso l’artista interviene con segni a penna a sfera, tratteggiando i simboli tipici del suo immaginario figurativo, come il terzo occhio che si apre sulla fronte e la coppa dalla quale viene versato sangue.

L’attività di performer e videoartista, per nulla secondaria nella produzione di Prigov, è documentata da cinque sorprendenti cortometraggi girati negli ultimi anni della sua vita insieme al figlio Andrej e alla regista Natalia Mali.

Nel catalogo, curato da Michele Tavola, si trovano anche due testi critici dello stesso Prigov pubblicati per la prima volta in italiano, alcune poesie inedite appositamente tradotte da Alessandro Niero e una testimonianza del critico d’arte russo Alessandro Niero.