A Sassari la fotografia degli anni ’70

Victor Burgin: Zoo 78, 1978. courtesy: Colección Eva Felten. Galerie Thomas Zander, Köln Copyrights: Victor BurginA Sassari, al Museo dell’Arte del Novecento e del Contemporaneo, nella storica struttura dell’ex Convento del Carmelo, dal 24 ottobre 2009 al 17 gennaio 2010 è allestita la mostra dal titolo “La fotografia degli anni ’70. L’esperienza e la testimonianza quotidiana”. L’esposizione, inizialmente in programma al MAN di Nuoro, è stata spostata di sede per due circostanze: il clamoroso successo della mostra di De Andrè in corso al MAN, che ha spinto gli organizzatori a prorogarne la durata sino al 10 gennaio 2010, e la firma di un accordo di collaborazione tra la Provincia di Sassari e il MAN e la Provincia di Nuoro.

Fotografia e quotidianità sono termini il cui legame con gli anni ’70 è del tutto specifico.
In quel decennio, infatti, la vita quotidiana irrompeva nella fotografia e, mentre si andava componendo la dicotomia arte/fotografia, nascevano nuove relazioni tra fotografia e arte contemporanea, superando divisioni prima marcate e trasformandole in contaminazioni e commistioni.

In esposizione 189 opere di ventidue artisti che hanno fatto la differenza nel campo delle arti visive di questo periodo, offrendo un ampio e diversificato ventaglio di immagini paradigmatiche e nello stesso tempo di attitudini estetiche e concettuali.
David Goldblatt: Bambinaia, Parco Joubert, Johannesburg. 1975. Courtesy:The artist and Michael Stevenson Gallery, Cape Town. Galería Elba Benítez, Copyrights: David GoldblattTra loro, nomi di rilievo internazionale come David Goldblatt, Christian Boltanski, Anders Petersen, Cindy Sherman, insieme ad altri che, come Robert Adams, Laurie Anderson, Claudia Andújar, Victor Burgin, William Eggleston, Hans Peter Feldman, Alberto García-Alix, Karen Knorr, Víctor Kolář, Ana Mendieta, Fina Miralles, Gabriele & Helmut Nothhelfer, J.D. Okhai Ojeikere, Carlos Pazos, Eugene Richards, Allan Sekula, Malick Sidibé, Ed van der Elsken, Kohei Yoshiyuki, hanno percorso strade del tutto personali, di interesse assoluto. Ad uno solo di loro, Goldblatt, la mostra offre due diverse “isole”: nella prima l’artista si misura con il tema dell’apartheid, nella seconda conduce una ricerca sulle mani come altro viso di una persona.

Tutte le immagini raccontano una storia “quotidiana”: la quotidiana monotonia dell’uscita degli operai da una fabbrica (Allan Sekula), oppure l’indagine sulle abitudini sociali, come fa il nigeriano Ojeikere con il rito della pettinatura; o la manifestazione dell’indifferenza sociale davanti ai problemi degli altri, come la serie di persone che guardano il sangue che esce sotto la porta di una casa, di Ana Mendieta. Sguardi sulle infinite quotidianità di un tempo che già mentre veniva catturato diventava passato.

Accompagna la mostra un catalogo edito da Silvana Editoriale.