L’arte del collezionare, la raccolta di Mario De Ciccio al Museo di Capodimonte

Dal 19 giugno 2010 al Museo di Capodimonte, Napoli, sarà esposto al pubblico il nuovo allestimento della collezione Mario De Ciccio, testimonianza del mondo delle arti applicate fatto di bronzi dorati, di argenti, rami e ottoni, di marmi colorati e di pietre dure e lucenti maioliche o, ancora, di legni capricciosamente intagliati e dorati e di porcellane dall’elegante linguaggio rococò.

Appassionato collezionista e conoscitore d’arte, Mario De Ciccio giunse a Napoli da Palermo, sua città d’origine, nel 1906, portando con sé un primo, cospicuo numero di manufatti siciliani sei e settecenteschi (argenti ed oreficerie, tessuti e paramenti sacri, rare maioliche) che poi costituiranno il nucleo principale della sua raccolta, ulteriormente ampliata ed accresciuta nella nuova patria di adozione. Qui, De Ciccio confermò e rafforzò  il suo interesse per le cosiddette “arti minori” acquistando, accanto a qualche dipinto, soprattutto alcuni preziosi manufatti medioevali e del Rinascimento e oggetti barocchi e rococò.

Vasellame ‘da pompa’ o da farmacia in maiolica, preziosi paramenti ricamati, calici ed alzate dalle più curiose e stravaganti forme, piatti da  parata o candelieri in argento sbalzato in opulente fogge barocche, raffinate cornici in legno intagliato e dorato con volute, cartocci, figure antropomorfe, marmi, bronzetti, sculture lignee, di stucco o terracotta, porcellane ed oggetti archeologici, vennero appassionatamente raccolti nel corso di frequenti viaggi intrapresi in Italia e all’estero durante l’arco di oltre un cinquantennio.
La ricca collezione di oggetti d’arte via via acquistati per sé, e non per la vendita, e sistemati nella abitazione, diventata una sorta di “casa-museo” di sapore neo-rinascimentale, fu molto apprezzata e conosciuta negli ambienti colti della città e all’estero.

Sin da giovane Mario De Ciccio aveva intrapreso una nobile carriera di mecenate offrendo all’allora Museo Archeologico Nazionale di Palermo oggetti sia di scavo, sia di età moderna, soprattutto maioliche. Anche a Napoli, dopo il secondo conflitto mondiale, aveva donato opere al Museo di San Martino e al Museo Gaetano Filangieri. Conseguenza ultima e quasi naturale delle scelte di mecenatismo perseguite dal collezionista durante l’arco della sua lunga vita doveva essere dunque nel 1958 la donazione della sua cospicua raccolta al Museo di Capodimonte, appena aperto al pubblico dall’allora Soprintendente  Bruno Molajoli.

Fu lo stesso collezionista a sistemare gli oggetti all’interno delle sale prescelte, accompagnandoli con i busti in bronzo del figlio, del fratello e di se stesso, così da legare – sul filo della più aulica tradizione del collezionismo – la sua famiglia, la raccolta di oggetti d’arte e gli ambienti ad essa destinati, ed oggi in parte riaperti, in attesa del loro prossimo collegamento alla celebre sezione di arti decorative di casa Farnese, al piano nobile del museo.

L’allestimento realizzato per l’occasione,  rispondendo a criteri più aggiornati di conservazione ed esposizione di materiali così diversi, coniuga il ricordo della sistemazione storica voluta da De Ciccio e Molajoli, mantenuta nella prima sala,  con una nuova e moderna presentazione museografica che consentirà di apprezzare al meglio la straordinaria raccolta del collezionista siciliano.

La realizzazione del progetto della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico, Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli si è resa possibile  per il diretto coinvolgimento della Regione Campania – Assessorato al Turismo e ai Beni Culturali, grazie al co-finanziamento dell’Unione Europea POR- FESR Campania 2007-2013 che si aggiunge ai fondi già  stanziati in precedenza dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
L’organizzazione è di Civita.