Luoghi non convenzionali. Confronti fotografici tra Irene Kung ed i grandi maestri del ‘900

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Sabato 2 ottobre 2010 la Galleria Photographica FineArt di Lugano inaugura la sua nuova esposizione con una scelta di fotografie dedicate a paesaggi ed architetture definiti “non convenzionali”. La rassegna d’autunno, che resterà aperta al pubblico fino al 24 dicembre 2010, è stata ideata in un modo singolare. Sono state, infatti, selezionate fotografie famose raffiguranti il paesaggio con l’obiettivo di creare una serie di accostamenti, per assonanze estetiche e di atmosfera, ai lavori della fotografa svizzera Irene Kung.

I motivi delle scelte e degli accostamenti non sono mai lì per lì evidenti.  Le relazioni che si propongono non sono scontate e rappresentano luoghi  non comuni, in qualche modo dotati di emozionalità che li rendono non convenzionali.

L’osservatore noterà immediatamente le armonie tra le diverse fotografie abbinate, ma, osservandole con attenzione, potrà rendersi conto di come esse non siano riconducibili alla somiglianza dei soggetti comparati bensì alla forma ed alla luce.

Irene Kung ha scelto i suoi confronti con immagini di Michael Kenna, Sebastiao Salgado, Olivo Barbieri, Josef Koudelka, Paul Caponigro, ecc.  Le indefinite visioni marine di Kenna, moltiplicate tra loro, arrivano ad assomigliare ai dolci pendii dell’Alpe di Videmanette. La prua reclinata del mercantile arenato a Pellestrina di Olivo Barbieri crea una linea obliqua somigliante all’angolare costruzione del mitico Flatiron, storico palazzo di New York amato e riprodotto dai grandi fotografi come Stieglitz e Steichen. Il surreale iceberg di Salgado, sprofondato nelle fredde acque della Groenlandia, pare quasi aver ispirato Frank Gehry nel suo progetto per il IAC Building che Irene Kung fa magicamente galleggiare in un mare ventoso. Sono i contrasti dell’acqua ad abbinare due altre immagini, il torrente di Paul Caponigro ed il Tevere dell’Isola Tiberina; acque calme che poi s’increspano dopo la cascata ed acque vorticose che poi si placano in sfumature opposte tra loro.

Analogie rese possibili dalla visione di Irene Kung che sa trasportare e trasformare i territori comuni in luoghi quasi sospesi e surreali dove l’essenza si traduce  in spazi immobili e profondi. L’arte di questa fotografa è anche quella di spogliare l’oggetto principale attraverso un equilibrio tra luce e ombra. All’interno di questa immagine surreale l’occhio umano vede in ogni caso la realtà dell’oggetto riprodotto con i suoi difetti e senza alterarne le forme. Non viene ingannato, anzi, può vedere al di là dell’apparenza in una nuova dimensione dove potersi perdere in una città magica.

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