Mostra | Roma e l’Antico. Realtà e visione nel ‘700

Antonio Canova, (Possagno, 1757 - Venezia, 1822), Amore alato, 1792-1795, marmo scolpito, 142 x 54,5 x 48 cm, San Pietroburgo, The State Hermitage Museum, © The State Hermitage Museum, Foto Vladimir Terebenin, Leonard Kheifets, Yuri Molodkovets, Konstantin SinyavskyRoma – Si terrà nei nuovi spazi espositivi del Museo della Fondazione Roma in Palazzo Sciarra la mostra Roma e l’Antico. Realtà e visione nel ‘700, a cura di Carolina Brook e Valter Curzi. L’esposizione, che rimarrà aperta al pubblico dal 30 novembre 2010 al 6 marzo 2011 (prorogata fino all’ 8 maggio 2011), riunisce opere d’arte e reperti archeologici nell’intento di mettere a fuoco il principale fattore della fama internazionale di Roma nel Settecento: l’Antichità classica, modello di riferimento per le arti, l’erudizione e il gusto, che dalla capitale pontificia si diffuse in tutta Europa.

In mostra 140 opere, tra sculture, dipinti e raffinati oggetti d’arte decorativa, per il quale sono state chiamate a raccolta importanti istituzioni museali italiane e straniere. Capolavori antichi e opere moderne sono posti a confronto nell’idea di restituire al visitatore la competizione che animò le Arti nella Roma del Settecento. Di particolare suggestione risultano le sculture antiche presenti in mostra, quali l’Apollo Citaredo e l’Erma di Pericle dai Musei Vaticani, la Flora e l’Eros Capitolini, la Musa e la Testa di Serapide dal Prado, l’Athena Lemnia dal Kunstsammlungen di Dresda e la Minerva d’Orsay, eccezionalmente prestata dal Louvre, raffinato esempio di restauro con integrazioni settecentesche.

La fortuna dell’Antico nel Settecento è altresì documentata dai più importanti artisti del tempo che nell’Antico hanno trovato un motivo privilegiato d’ispirazione: Antonio Canova, con le sculture Venere e Adone – dal Museo e Gipsoteca di Possagno – e Amore Alato noto come Amorino Yussupov dall’Hermitage di San Pietroburgo; Jacques Louis David, con l’esemplare nudo accademico di Ettore, realizzato a Roma e ora conservato nel Musée Fabre di Montpellier; Anton Raphael Mengs, con il Parnaso dell’Hermitage e il notissimo “falso antico” Giove bacia Ganimede della Galleria di Palazzo Barberini; e ancora, Giovanni Battista Piranesi, presentato in un’inedita veste di mercante di antichità, a cui rinvia il monumentale Vaso, sempre dall’Hermitage, acquistato dall’Imperatrice di Russia Caterina II, da ammirare accanto ai raffinati manufatti Volpato e Wedgwood, tanto ricercati dai viaggiatori del tempo.

Esposte anche opere di Carlo Albacini, Pompeo Batoni, Louis Clérisseau, Benigne Gagneraux, Jean Antoine Houdon, Angelica Kauffmann, Vincenzo Pacetti, Giovanni Paolo Panini, Giacomo Quarenghi, Hubert Robert, Cristoforo Unterperger, Luigi Valadier, Gaspar Van Wittel, Anton Von Maron.

Novità della mostra è, inoltre, la suggestiva ricostruzione virtuale dei perduti interni della Domus Aurea, ideata da Stefano Borghini e Raffaele Carlani.

L’esposizione, accompagnata da un catalogo edito da Skira, è promossa dalla Fondazione Roma, è organizzata con Arthemisia Group e nasce in collaborazione con i Musei Capitolini, i Musei Vaticani e l’Accademia Nazionale di San Luca.