Roma | I colori delle Avanguardie. Arte in Romania 1910 – 1950

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I colori delle Avanguardie. Arte in Romania 1910 – 1950“I colori delle Avanguardie. Arte in Romania 1910 – 1950” è il titolo della mostra che dal 3 settembre al 15 ottobre 2011 è aperta al pubblico al Complesso del Vittoriano a Roma.
In esposizione 74 olii di 24 artisti provenienti da importanti musei della Romania.

La mostra, a cura di Erwin Kessler, è suddivisa in quattro sezioni.

Il pathos poetico dei temi sociali. In questa prima parte vengono presentati esponenti del modernismo classico e dell’avanguardia che adottarono uno stile figurativo e si fecero portavoce di posizioni ideologiche progressiste, che spaziavano dal socialismo sentimentale all’anarchia critica ed estetizzata. Il punto di partenza è l’esperienza traumatica della prima guerra mondiale, con il suo carico di violenza, ansia e pessimismo sociale, seguita quasi immediatamente dal fervore dirompente della rinascita borghese, testimoniata da scene urbane, paesaggi industriali, descrizioni d’interni, immagini di sport, incubi e sogni a occhi aperti.

Le utopie dell’identità. La seconda sezione inquadra in senso etnico l’arte prodotta in Romania dal 1910 al 1940, includendo opere rappresentative delle peculiarità profondamente nazionali dell’arte modernista e d’avanguardia. Le due tendenze diedero voce a temi suggestivi e diversi, che includono l’esaltazione romena della vita contadina, l’idealizzazione ungherese del paesaggio della Transilvania e la descrizione tedesca dell’agiatezza borghese.

Angosce e sogni urbani. Questa sezione focalizza l’attenzione sulle aspirazioni e le preoccupazioni legate allo sviluppo della città industriale e dei suoi aspetti meccanici, alienanti ma pur sempre seducenti. Prosperità e crisi, case di tolleranza e politica, evasione e impegno, intrattenimento, visioni utopistiche ed effettiva precarietà dell’esistenza delineano l’immagine di un universo variopinto, benché a volte avvilente.

La fine del viaggio. Attraverso tre delle ultime opere di M. H. Maxy e Mattis-Teutsch, l’ultima sezione attesta lo stato di esaurimento della poetica dell’avanguardia dopo il 1945. Il percorso cubista e costruttivista di Maxy si conclude con i dipinti socialisti della fine degli anni Quaranta e i pastiche dei tardi anni Sessanta. Dopo il 1945 Mattis-Teutsch, autore fino ad allora di emblematici lavori astratti, si indirizza su una forma di realismo esanime. Parallelamente, la quarta sezione presenta tre opere di Ţuculescu per segnalare l’emergere di un nuovo linguaggio pittorico modernista che affonda le radici sia nelle sperimentazioni dell’avanguardia sia nella tradizione dell’arte nazionale. Benché potentemente oscura e drammatica, l’opera di Ţuculescu, caratterizzata da un forte senso di libertà cromatica e dall’uso di simboli arcaici, è indicativa degli sviluppi dell’arte romena successivi al periodo del realismo socialista.

Gli artisti:
Apcar Baltazar, Victor Brauner, Marius Bunescu, Ştefan Dimitrescu, Hans Eder, Marcel Jancu, Petre Iorgulescu Yor, Max Herman Maxy, Hans Mattis-Teutsch, Corneliu Michăilescu, Theodor Pallady, Jules Perahim, Alexandru Phoebus, Elena Popeea, Ştefan Popescu, Magdalena Rădulescu, Camil Ressu, Szolnay Sándor, Ion Theodorescu Sion, Francisc Şirato, Jean Al. Steriadi, Nicolae Tonitza, Ion Ţuculescu, Alexandru Ziffer.

La mostra, accompagnata da un catalogo edito da Gangemi, è promossa dall’Ambasciata di Romania in Italia, dall’Istituto Culturale Romeno e dall’Accademia di Romania in Roma ed è organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando.

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