Firenze, Galleria degli Uffizi – Il Gran Principe Ferdinando de’ Medici

Anton Domenico Gabbiani, (Firenze 1652- 1726), Ritratto di musici del Gran Principe Ferdinando de’ Medici con servo moro, 1687, Olio su tela, Firenze, Galleria dell’Accademia, Dipartimento degli strumenti musicali, (in deposito dalla Galleria Palatina di Palazzo Pitti)

La Galleria degli Uffizi di Firenze rende omaggio al Gran Principe Ferdinando de’ Medici, in occasione del terzo centenario della morte, con una mostra che mette in luce le sue grandi doti di collezionista e mecenate.
Erede al trono toscano e figlio del granduca Cosimo III e di Margherita Luisa d’Orléans, Ferdinando si distinse per l’amore per la cultura nel senso più pieno del termine: i suoi interessi collezionistici e mecenatizi si svilupparono in parallelo, e ben presto, a quelli per il teatro, per la musica, per la scienza, facendo del giovane delfino un vero  e proprio faro nella Firenze del tempo.

L’esposizione, che rimarrà aperta al pubblico dal 26 giugno al 3 novembre 2013, presenta opere e documenti significativi della vicenda biografica del Delfino toscano che, premorendo al padre, appunto il 31 ottobre 1713, non ebbe pieni doveri di Stato, potendo così sviluppare quelle passioni che lo accompagnarono nella pur breve vita.

Le prime sezioni, una delle quali iconografica, dedicata all’immagine del principe, illustrano gli interessi giovanili per la musica e per il teatro e i luoghi di tale interesse. Una sezione è poi dedicata alle nozze del principe con Violante Beatrice di Baviera, alle cerimonie fiorentine del tempo, ai lavori di adattamento della reggia di Pitti che subì un massiccio restauro documentato in mostra da disegni e altre memorie.

Nelle sale successive, dedicate alla prima fase del collezionismo artistico di Ferdinando, vengono presentati quei pittori graditi al giovane principe, soprattutto fiorentini o naturalizzati tali, verso i quali l’erede al trono mostrò una preferenza che in alcuni casi, come quello di Anton Domenico Gabbiani, non venne mai meno, anche quando i gusti di Ferdinando, allo scadere del Seicento, si orientarono verso le scuole extra-toscane.

Due settori nei quali il principe si distinse con particolare incisività, nel campo del collezionismo e del mecenatismo, furono la natura morta e la scultura. Nel primo Ferdinando mostrò un gusto decisamente scelto, individuando in Bartolomeo Bimbi il grande artista locale. Nello stesso tempo il principe tenne d’occhio il mercatostraniero’, peninsulare come europeo, facendo arrivare in collezione le opere dei più brillanti artefici che per lui produssero sensazionali capolavori, spesso eseguiti a Firenze: tra questi il napoletano Giuseppe Recco, Munari, Fardella, Crespi, Campidoglio, Tamm e tanti altri.
Nel campo della scultura Ferdinando protesse i maestri locali, quelli formatisi a Roma all’Accademia medicea, privilegiando Giuseppe Piamontini, Giovan Battista Foggini, Balthasar Permoser e Massimiliano Soldani Benzi che produssero per il Delfino alcuni dei loro capolavori, la maggior parte dei quali è visibile insieme, per la prima volta, nelle sale della mostra.

Un altro aspetto che l’esposizione degli Uffizi intende evidenziare è quello del collezionismo di opere antiche da parte del principe: Ferdinando non si limitò, infatti, a raccogliere opere di artisti contemporanei ma si interessò costantemente della pittura cinque-secentesca, italiana e non, facendo arrivare a Firenze una mole enorme di dipinti.

Ferdinando sviluppò anche altri filoni collezionistici. Ad esempio, nella villa del Poggio a Caiano dette vita, sul finire del XVII secolo, a un ‘gabinetto di opere in piccolo’ nel quale fece confluire dipinti di ridotte dimensioni  riempiendo le pareti dal pavimento al soffitto, esemplificando così scuole, maestri e tecniche pittoriche varie e articolate: in mostra, il ‘gabinetto’ del Poggio viene ricostruito e due pareti di questo vedono rialloggiati i dipinti nella sistemazione voluta dal Principe.

Allo scadere del Seicento, tuttavia, le preferenze artistiche di Ferdinando variano sensibilmente. Sono gli anni della scoperta di maestri quali Sebastiano Ricci e il nipote Marco, Giuseppe Maria Crespi, Alessandro Magnasco, Anton Francesco Peruzzini, Niccolò Cassana, Rosa da Tivoli, Francesco Tervisani, molti dei quali presenti a Firenze, invitati dal principe, attentissimo alle novità in campo figurativo, nonostante il declino psico-fisico che segna gli ultimi anni di vita, caratterizzati da un invecchiamento precoce ed inesorabile. L’esposizione si conclude con una sezione dedicata a questi anni finali.

La mostra, a cura di Riccardo Spinelli, è accompagnata da un catalogo edito da Giunti ed è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico  e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria degli Uffizi, Firenze Musei e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.