Tre Premi Abbiati 2013 alla Scala di Milano

Daniel Barenboim © TeatroallaScala
Daniel Barenboim © TeatroallaScala

Assegnati alla Scala di Milano, per l’anno 2013, tre Premi Abbiati dell’Associazione Critici Musicali.
I riconoscimenti vanno a Daniel Barenboim come miglior direttore, al team scene-costumi-luci-video della Tetralogia di Wagner e al soprano Maria Agresta.
Con questi  tre riconoscimenti salgono a 22 i Premi Abbiati che la Scala ha conquistato dal 2006 a oggi, durante la direzione artistica di Stéphane Lissner.

Le motivazioni.
Daniel Barenboim. Der Ring des Nibelungen di Richard Wagner.  Per un’interpretazione del ciclo completo che recava l’ampiezza di respiro degli sconfinati orizzonti wagneriani senza tralasciare la perfetta rifinitura di ogni dettaglio lessicale; per la definizione di un suono potente e agile allo stesso tempo; per la capacità di restituire l’unità di concezione del Ring e di tradurla nelle sue innumerevoli sfaccettature drammatiche; per la profondità di penetrazione nell’universo wagneriano maturata lungo decenni di militanza intelligente e appassionata.

Guy Cassiers, Enrico Bagnoli, Tim Van Steenbergen, Arjen Klerkx, Kurt D’Haeseleer. Der Ring des Nibelungen. Per la capacità dimostrata dal team creativo della Tetralogia presentata in un’unica soluzione dal Teatro alla Scala in occasione del bicentenario wagneriano di superare il realismo rappresentativo e parlare con immagini astratte ed evocatrici. Il riuscito connubio di elementi scenici, videografici e luministici, perennemente trascoloranti e simbolicamente allusivi, restituiva al quadro visivo compattezza scenico-musicale e potenza metaforica, in rara sintonia con le utopie d’autore.

Maria Agresta. Voce purissima di soprano lirico, dal timbro privilegiato e da colori preziosi, dalla tecnica completa, si è inserita autorevolmente nella grande tradizione italiana, in un repertorio che comprende personaggi diversi per vocalità e temperamento, da Elvira dei Puritani a Liù di Turandot. Nel 2013 ha dato un incisivo contributo all’interpretazione della produzione verdiana dagli Anni di Galera, con I Masnadieri alla Fenice e Oberto conte di San Bonifacio alla Scala, a quella della maturità, con Otello al Carlo Felice.