Russia Palladiana. Palladio e la Russia dal Barocco al Modernismo

Benjamin Paterssen (1750-1815), Facciata del Palazzo di Tauride dal lato dei giardini, fine del XVIII secolo, San Pietroburgo, Museo di Stato dell'Ermitage
Benjamin Paterssen (1750-1815), Facciata del Palazzo di Tauride dal lato dei giardini, fine del XVIII secolo, San Pietroburgo, Museo di Stato dell’Ermitage

In Russia il nome di Andrea Palladio ha da sempre avuto un significato particolare, non solo perché riconducibile alle eccellenze del Rinascimento italiano ma anche come principale fonte d’ispirazione per la progettazione architettonica del Paese.

Al fine di rendere omaggio al grande maestro veneto, il Ministero della Cultura della Federazione Russa, nell’ambito delle celebrazioni ufficiali dell’Anno del Turismo Italia-Russia 2014, ha organizzato una mostra, allestita al Museo Correr di Venezia, che resterà aperta al pubblico dal 27 settembre al 10 novembre 2014.

L’esposizione permette di seguire la storia del palladianesimo russo attraverso materiali provenienti dai fondi dei più prestigiosi musei e archivi della Russia.

La prima parte della mostra è dedicata al palladianesimo russo che nasce nella prima metà del XVIII secolo, all’epoca delle riforme di Pietro I che “aprirono una finestra sull’Europa”.

Il manoscritto della prima traduzione in russo del famoso Trattato di Architettura di Andrea Palladio (pubblicato a Venezia nel 1570), attribuita a un principe Dolgorukov, porta la data 1699. Da quel momento le idee del grande italiano iniziarono a giocare un ruolo via via sempre più importante, ispirando i progetti di moltissimi architetti russi, come appare chiaramente nella costruzione di Pietroburgo.

Tuttavia, la passione per l’architettura palladiana conobbe il suo vero apogeo all’epoca di Caterina II, che fu promotrice delle più innovative tendenze artistiche provenienti dall’Europa non solo nelle arti visive ma anche nell’architettura.
Fu proprio Caterina II a invitare in Russia due famosi architetti dell’epoca, Giacomo Quarenghi e Charles Cameron: questi due convinti seguaci di Palladio trovarono in terra russa l’opportunità di dare forma concreta alle idee del loro geniale maestro. A loro volta, i progetti dei due architetti esercitarono una forte influenza sullo sviluppo della Weltanschauung del grande maestro russo Nikolaj L’vov, architetto, musicista e poeta.

I lavori di Quarenghi, Cameron e L’vov hanno contribuito in buona parte all’avvento del “Secolo d’Oro” della cultura russa, epoca che coincise con il regno di Alessandro I, meravigliosamente descritta nelle pagine dell’Evgenij Onegin di Puškin e di Guerra e Pace di Tolstoj. È a quest’epoca che è dedicata la parte principale della mostra.

Grande attenzione è, inoltre, rivolta al permanere del palladianesimo russo nel corso del XX Secolo.
La mostra si conclude con un lavoro di A. Brodskij creato all’alba del terzo millennio, dimostrando così che le idee di Andrea Palladio sono ancora d’attualità.

La mostra, nata da una collaborazione tra la Fondazione Musei Civici di Venezia e il Centro espositivo-museale di Stato ROSIZO di Mosca, con il sostegno del Museo statale di architettura A. V. Ščusev – Mosca, e lo CSAR (Centro Studi sulle Arti della Russia dell’Università Ca’ Foscari Venezia), è a cura di Arkadij Ippolitov e Vasilij Uspenskij del Museo Ermitage di San Pietroburgo, e nasce da un progetto di Zelfira Tregulova, Direttore del Centro espositivo-museale di Stato ROSIZO.