Veronese e Padova. L’artista, la committenza e la sua fortuna

Paolo Veronese, Martirio di Santa Giustina
Paolo Veronese, Martirio di Santa Giustina

La città di Padova rende omaggio a Paolo Veronese, al secolo Paolo Caliari (Verona, 1528 – Venezia, 1588), con una mostra allestita nelle sale dei Musei Civici agli Eremitani, aperta al pubblico dal 7 settembre 2014 all’ 11 gennaio 2015.

L’esposizione, che prende le mosse proprio dai capolavori del Veronese conservati a Padova e riuniti agli Eremitani per l’occasione (con la sola eccezione dell’inamovibile Pala di Santa Giustina), rappresenta una interessante riflessione sul lascito di uno dei protagonisti del Rinascimento, che prosegue in un denso excursus tra eredi, emuli e interpreti dello spirito e delle invenzioni veronesiane nel contesto patavino tra il XVI e il XVII secolo.

In tutto circa cinquanta dipinti e una quarantina di stampe tratte dai lavori del pittore, per raccontare “Veronese e Padova. L’artista, la committenza e la sua fortuna”.

Da segnalare la presenza nel percorso espositivo dell’Ascensione di Cristo (1575), proveniente dalla Chiesa di San Francesco a Padova. Si tratta di un’opera che fu al centro di una singolare vicenda. La parte bassa dell’opera – identificata solo negli anni Sessanta del Novecento negli Undici Apostoli dell’Arcidiocesi di Olomouc in Repubblica Ceca – venne, infatti, “da un rapace umano dal mezzo in giù tagliata”, secondo la ricostruzione del Ridolfi. Rubata l’importante porzione di tela, fu affidato a Pietro Damini nel 1625 il compito di reintegrare il dipinto, essendo egli, allora, il più qualificato interprete dello stile veronesiano.  Dopo quasi 400 anni, la parte trafugata del Veronese tornerà a Padova e potrà essere raffrontata con la parte alta della tela originaria e con l’invenzione di Damini.

Accompagnato da un catalogo edito da Skira, l’evento espositivo è arricchito da un itinerario di approfondimento, che include la basilica di S. Giustina e la Sala della Carità a Padova, il convento di Praglia, villa Roberti a Brugine, il castello del  Catajo, evidenziando la diffusione dell’arte veronesiana nella decorazione d’interni.

La mostra,  a cura di Davide Banzato, Giovanna Baldissin Molli ed Elisabetta Gastaldi, è promossa dal Comune di Padova, Assessorato alla Cultura – Musei Civici e Biblioteche di Padova – con Mibact-Soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici per le Province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, Ministero dell’Interno Fondo Edifici di Culto, Regione del Veneto, la collaborazione della Fondazione Antonveneta e il sostegno di Fischer Italia, Cassa di Risparmio del Veneto, Gruppo ICAT e Skira capofila ATI.